Marrakech, Essaouira e Rabat come primo assaggio di Marocco

di admin

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Questo viaggio in Marocco era diventato per me una vera ossessione. Ce l’ho fatta a prenotarlo solo dopo aver firmato col sangue una promessa solenne in ufficio a fine 2017. Ogni anno (per diversi anni di seguito) tale destinazione ha fatto parte della lista delle cose da realizzare, ma il passaggio dalla teoria alla pratica non si era mai concretizzato. Il motivo principale è la mancanza di voli low-cost giornalieri dall’Italia. Mi spiego meglio: anche volendolo fare, non si può organizzare un week-end classico, cioè quello che inizia di sabato mattina e che finisce di domenica sera. Non solo il tempo a disposizione sarebbe troppo poco da dedicare a luoghi tanto affascinanti, ma si aggiunge il fatto che non ci sono gli operativi necessari, dato che esistono solo a giorni alterni. E’ quindi tassativo preventivare almeno 48 ore di ferie, elemento preziosissimo da centellinare bene nell’arco dell’anno e che fino ad oggi mi aveva frenato. Ma stavolta la mia mano ha cliccato sul tasto “prenota” senza ripensamenti; anzi, lo ha fatto col botto…perchè dopo solo quattro giorni dal mio ritorno a Roma dal Marocco sarei partito per il tour dell’Iran. Un lasso di tempo davvero brevissimo tra due realtà tanto diverse, soprattutto perchè oggettivamente non avrei avuto modo di rimediare ad eventuali dimenticanze o errori di programmazione ed organizzazione. Prima di iniziare il racconto ci tengo a fare una piccola ma doverosa premessa: come vedrete con lo scorrere delle righe e delle immagini che pubblicherò, il Marocco annovera luoghi e monumenti bellissimi che vanno visti almeno una volta nella vita. Purtroppo in una località (Marrakech per l’esattezza) manca completamente la componente umana a chiudere il cerchio: in tutte le mie precedenti esperienze, mai fino ad ora mi sono sentito solo ed esclusivamente un portafogli da svuotare come in tale caso. In questa città sono stato troppe volte a disagio: la gente cerca in tutti i modi di venderti qualcosa…qualunque cosa…e non importa a nessuno se per farlo si arriva al punto di fregare spudoratamente; per loro fa parte del gioco, ma questa è una componente che non fa per me. Sono qui per spiegare anche questo nel dettaglio perchè è bene che chi vuole partire lo faccia essendo totalmente preparato. Alla fine sono arrivato a dire tra me e me che Marrakech non è il Marocco, ma un’entità a parte per niente positiva.

Sabato 14 aprile: di primo mattino, stavolta posteggiando la macchina al parcheggio con navetta senza possibilità di alternative (al rientro sarei arrivato ad un orario in cui non avrei trovato nessun bus per tornare alla stazione Anagnina), mi presento all’aeroporto di Ciampino per le solite operazioni di rito del controllo di sicurezza, controllo passaporti ed imbarco. Tutto procede nel migliore dei modi e soprattutto nella massima puntualità. Sarebbe ormai superfluo ribadire che le tre ore di volo le investo in un profondo sonno, ma magari c’è qualcuno che legge per la prima volta ed è corretto rammentarlo. L’arrivo a Marrakech-Menara è in anticipo rispetto a quanto avevo preventivato: lo scalo è moderno, accogliente e soprattutto fresco come più o meno tutti i luoghi chiusi nei paesi del Maghreb. La “disgrazia” è dietro l’angolo: le formalità di ingresso nel paese prevedono la compilazione del solito modulo dove vanno scritti i dati personali, il motivo della visita, se si ha con noi un ingente quantitativo di denaro contante (magari…) e tutte le solite budinate classiche delle quali sinceramente si potrebbe anche fare a meno. Fin qui niente di trascendentale, ma è solo l’inizio del problema: la fila per il controllo dei documenti è qualcosa di abominevole; alla fine dei giochi, il tempo guadagnato volando viene restituito con gli interessi grazie a circa un’ora di coda per farmi mettere un timbro sul passaporto. Finalmente fuori dall’area arrivi, arriva il secondo problema: spostarmi in centro. Il Riad da me prenotato si trova all’interno della Medina; se dovessi andarci direttamente sarebbe molto facile, ma non è così. Voglio passare prima dalla stazione dei pullman per acquistare sin da subito i biglietti di andata e ritorno per il giorno dopo, data in cui ho previsto un’escursione fai-da-me ad Essaouira. L’autobus n. 19 quindi non fa al caso mio. Mi dirigo clamorosamente nell’area taxi (si sà che li odio…ma non ho scelta) e mi sparano 20 euro per il tragitto che durerà pochi minuti. Vogliono farmi credere che la cifra fissa è quella, quando invece so che per spostarsi in città si pagano pochi spicci a corsa. Contrattando non c’è verso di far abbassare la tariffa e sinceramente il tempo perduto in coda ai controlli ha un po’ scombinato i piani. Contatto il Riad per sapere se esiste una soluzione più economica e mi mandano un mezzo che mi prende 15 euro. E’ comunque un furto, però la soddisfazione di non aver dato denaro a quegli aguzzini non si può descrivere. Per quanto riguarda i soldi, il Dirham è la valuta locale. Al momento del mio viaggio il change rate è circa 1 euro = 11,10 Dirham. In aeroporto non ho effettuato alcun cambio per scelta ed ho con me solo euro. Ovviamente anche questo è oggetto di ladrocinio: gli euro sono comunemente accettati, ma il cambio viene fatto “1 euro = 10 Dirhams”. All’autostazione pago così i tickets perdendoci qualche spiccio. Poteva andare tutto liscio? Ovviamente no: l’impiegato, nonostante io sia stato estremamente chiaro, mi vende il biglietto di andata datato domani (ed è ok) ed il biglietto di ritorno datato oggi. Glielo faccio notare ed arriva la sostituzione. Visto come si sta mettendo l’andazzo…che lo abbia fatto di proposito per poi farmene accorgere il giorno dopo costringendomi a pagare di nuovo la corsa? Tutto è possibile, soprattutto per uno come me che non se ne lascia sfuggire neanche una. I taxi non possono entrare nella Medina, per cui l’autista si ferma nel posto dal quale la macchina non può proseguire oltre; scendo, pago il dovuto e mi reco in direzione del Riad. La prima volta nella Medina di Marrakech è una cosa indescrivibile, sia in senso positivo che in quello negativo. Di bello c’è la situazione decisamente particolare, l’ambiente in generale, le stradine dal fondo sconnesso, i magnifici portoni in legno colorato realizzati con il bellissimo stile locale ed altro ancora. Di negativo c’è la maleducazione della gente e la tendenza al raggiro che impera ad ogni centimetro di passeggiata: i commercianti sono nauseanti per quanto insistono nel chiamarti dentro ai negozi, la merce esposta invade quasi metà della “carreggiata” (se così la posso definire) e, nel misero spazio che viene lasciato libero, circola proprio di tutto: un miliardo di persone che tirano dritto per la loro strada senza rispetto per il prossimo, lavoranti con carretti ingombranti al seguito e soprattutto motorini che, noncuranti di coloro che passano, sfrecciano sfiorando tutto e tutti. E se ti trovi in una situazione nella quale ti è difficile spostarti? Non gliene frega una cippa: iniziano a suonare quei maledetti clacson finchè non te ne sei andato. Mai vista una situazione del genere, neanche in nazioni più povere di questa. Riesco a trovare un ufficio cambi che ha un buon tasso e provvedo a reperire un po’ di valuta locale sufficiente anche a pagare la stanza (se lo avessi fatto in euro mi sarebbe stato applicato il cambio da furto che ormai ho imparato a conoscere). Ovviamente da solo non riesco a trovare il Riad, neanche usando il mio ottimo senso dell’orientamento. Un passante mi vede girare su me stesso e mi chiede se ho bisogno di una mano. Gli dico cosa sto cercando e si offre di aiutarmi accompagnandomi. Tra me e me penso: “Finalmente! Una persona di cuore che mi dà una mano”. Ma tutto ciò viene smentito non appena arriviamo a destinazione perchè mi chiede soldi per ripagare la cortesia che ha fatto, così sono costretto a dargli 10 Dirhams prima di congedarci. Neanche due ore qui e sono già disgustato da chi ho intorno. Almeno il proprietario del Riad sembra gentile, ma non devo dimenticare che gli sto per mettere in mano l’equivalente di cinquantaquattro euro per le due notti che avrei trascorso lì. Sarebbe stato lo stesso così cortese se non avessimo avuto alcuna transazione commerciale? Non credo proprio. Mi sembra di stare in un cartone animato in cui ai personaggi spuntano dollari al posto degli occhi per quanto è paradossale questa realtà.  Sinceramente non vedo l’ora di dimenticare tutto questo e di cominciare la visita della città in santa pace, senza più avere bisogno di nessuno. Prendo possesso della stanza (decisamente essenziale e molto buia), deposito il borsone, giro la chiave nella serratura assicurandomi di aver compiuto tutte le chiusure possibili ed esco.

Ecco un paio di precisazioni che saranno molto utili a chi le vorrà leggere:

  • Prima fra tutte è la differenza tra Medina e Souk. La Medina è un quartiere che si trova in molte città nordafricane,  generalmente circondato da mura e composto al suo interno da una marea di vicoletti atti a formare dei veri e propri labirinti che possono far perdere chi non è pratico del posto. Oltre a monumenti vari, tale zona presenta anche negozi di tutti i tipi che espongono la loro merce fino ad occupare una parte della strada. Il Souk è invece un’area dedicata ufficialmente al mercato ed allo scambio di merci. Se ci sono due nomi (Medina e Souk) significa che ci dovrebbe essere una distinzione (magari netta e ben marcata) tra le due cose, ma qui non è affatto così: a Marrakech la Medina è invasa dai negozi ed il Souk è un concentrato ancora maggiore della stessa identica roba. Ripeto nuovamente che si tratta del Caos infernale messo sulla Terra.
  • Seconda info in ordine cronologico, ma importantissima: non fidatevi di nessuno. Zero assoluto. Agite sempre con estrema diffidenza e pesate ogni parola di ciò che vi dicono. Ci sono una marea di persone che girano per le strade e, avvicinandosi come se fossero i vostri migliori amici, iniziano a spiegarvi la storia del posto. Non lo fanno gratis, ma sono delle guide non ufficiali che alla fine vi chiederanno di essere lautamente pagate dopo avervi ingannato ben bene. La cosa veramente zozza e schifosa è che vi mentiranno purchè li seguiate: a me hanno detto che mi trovo li per l’ultimo giorno del mercato berbero che si tiene poco fuori città e che, a causa di questo, tutti i siti di maggiore interesse sono chiusi per l’intera giornata. E’ una clamorosa bugia atta solo a portarvi nei negozi a loro collegati facendovi credere che non potete visitare altro perchè siete capitati in un giorno particolare. Roba che sarebbe da denuncia, se solo la si potesse fare. Soprattutto state alla larga da coloro che parlano italiano: quelli sono decisamente i peggiori in assoluto perchè mescolano le loro tecniche con quelle che hanno imparato nello stivale insieme alla nostra lingua. Questi ultimi conoscono molto di noi e sanno come fare male ancora meglio degli altri. Quindi attenzione a dire sempre di no, a meno che non vogliate davvero ciò che vi stanno offrendo.

Dopo questa premessa doverosa posso iniziare il giro. Orientarsi a Marrakech non è affatto facile anche se si è in possesso di una mappa. Sopratutto la Medina e gli annessi Souk saranno difficilissimi da decifrare e superare. Per tale motivo mi dirigo subito su Piazza Jemaa el-Fnaa, il vero cuore pulsante della città, che si trova a 300 metri dal mio Riad. Adesso è giorno pieno (più o meno ora di pranzo) e mi appare come una grandissima area circondata da edifici di carattere commerciale. Non molto particolare per quanto posso vedere. Da qui si diramano strade che vanno in ogni direzione possibile. Il mio primo desiderio è quello di uscire, almeno temporaneamente, dal caos. E’ così che mi metto in cammino verso il Palais El Badii; la traduzione dell’arabo significa “Palazzo Incomparabile”. Al giorno d’oggi ci arrivano solo le rovine, non certamente la struttura completa. Costruito dal sultano saudita Ahmed al-Mansour Dhahbi nel XIV° secolo, è comunque molto bello da vedere. Immaginare cosa potesse essere secoli fa è quasi impossibile.

Panoramica del Palais El Badii dall’alto

Palais el Badii – 1

Palais El Badii – 2

Palais El Badii – 3

Con ritrovata soddifazione mi muovo verso la “Moschea Moulay El Yazid” (colpo d’occhio davvero spettacolare) che, nello stesso luogo, vede anche l’ingresso al complesso delle Tombeaux Saadiens. Visito il sito che custodisce le tombe (circa sessanta membri della dinastia sono sepolti qui) e ne rimango molto colpito in quanto è un ambiente curato a regola d’arte. Per una volta ammiro qualcosa che vale di più del prezzo richiesto per il biglietto. Ci trovo un mare di gente e la fila per poter ammirare la sala dalle dodici colonne è lenta. Dopo l’uscita raggiungo la bellissima porta “Bab Er Robb” che si trova abbastanza vicina.

Moschea Moulay El Yazid

Tombeaux Saadiens – 1

Tombeaux Saadiens – 2

Tombeaux Saadiens – 3

Bab er Robb

Costeggiando le mura del Palazzo Reale, non accessibile ai turisti e protetto da guardie, arrivo al “Parc Lalla Hasna”, una delle tante aree verdi della città di Marrakech. Questa però ha qualcosa in più rispetto alle altre: non è proprio da tutte fornire un’ottima vista sulla bella Moschea di Koutoubia ed il suo imponente minareto. In più, le fontane presenti ed i vialetti ben curati rendono tutto ancora più particolare.

Fontana del Parco Lalla Hasna – 1

Fontana del Parco “Lalla Hasna” – 2

La Moschea Koutoubia vista dal Parco “Lalla Hasna”

A proposito della moschea, essa è la più grande di Marrakech ed interdetta ai non musulmani. Il suo minareto è alto quasi sessanta metri ed è veramente spettacolare.

La Moschea Koutoubia

Proseguo la passeggiata ed incontro quello che viene chiamto “Cyber Park”: si tratta di un’altra area verde che prende questo nome perchè pare serva ad avvicinare la gente alla tecnologia grazie a dei pannelli interattivi sparsi all’interno della sua superficie. E’ molto ordinato e pulito e su questo non c’è alcun dubbio. Però la verità è che non mi colpisce poi più di tanto; direi molto meglio il precedente. Ci trovo una tenerissima gattina che decide di farsi fare un bel po’ di coccole. Dall’altro lato della strada posso invece ammirare il Palazzo del Municipio di Marrakech (Hotel de Ville).

Municipio di Marrakech

Supero poi le mura e vedo sulla destra la Bab Laarissa, detta anche Bab Er-Raha. Più avanti arrivo in Place de la Libertè, una rotonda automobilistica con al centro una bella fontana.

Bab Laarissa o Bab Er-Raha

Fontana di Place de la Libertè

Svolto a sinistra su Avenue Moulay el Hassan e poi a destra su Avenue Yacoub el Marini. Qui trovo prima la Moschea di Gueliz e successivamente la Chiesa Cattolica dei Santi Martiri.

Moschea di Gueliz

Chiesa Cattolica dei Santi Martiri

Lascio la zona e, al bivio successivo, mi trovo di fronte ad un cartello stradale dalla scritta incomprensibile. Fortuna vuole che qualche cervellone ha deciso di dare una forma internazionale a questo tipo di segnali di obbligo, altrimenti sai che casini succederebbero? P.S.: l’adesivo del Borussia Dortmund che qualche turista tedesco ha appiccicato ci sta a pennello 🙂

Uno “stop” molto singolare

Percorro tutto ciò che resta della lunga Avenue Moulay el Hassan fino ad arrivare alla zona del Palazzo dei Congressi. Oltre ad esso mi aspetta una bella fontana che cambia getto d’acqua ad intervalli regolari.

Palazzo dei Congressi

Fontana di fronte al Palazzo dei Congressi – Getto n. 1

Fontana di fronte al Palazzo dei Congressi – Getto n. 2

Svolto a destra e percorro Avenue Mohamed VI°; mi fermo all’altezza di un importante incrocio che ha sulla destra il bellissimo “Theatre Royal” e sulla sinistra la Stazione Ferroviaria di Marrakech. Dal lato opposto della strada su cui su affaccia il teatro trovo un murale molto particolare che decido di fotografare e portare nel libro dei ricordi.

Theatre Royal

Stazione Ferroviaria di Marrakech

Murale

Qui dovrei acquistare il biglietto del treno che lunedi pomeriggio dovrà portarmi da Marrakech a Rabat perchè, dopo la visita della capitale marocchina, avrò il volo per Roma proprio da lì. Qualcosa di strano mi prende perchè decido di non farlo e di rimandare il tutto al giorno dopo. Probabilmente ho ancora molto da vedere qui e non voglio perdermi in quisquiglie…ma resta sempre il fatto che una cosa del genere, maniaco della programmazione come sono, non è da me. Inizio la camminata che mi avrebbe riportato nella parte antica della città: dopo aver rimandato fino ad ora, non posso esimermi dal visitare la Medina…quindi si torna nel caos. Quando vi arrivo inizio a camminare senza una mèta ben precisa; come ho già detto, orientarsi non è affatto facile. Una serie di situazioni poi mi mettono ancora più in difficoltà perchè la maggior parte delle attrazioni che ho da vedere sono in fase di ristrutturazione. Prima fra tutte la Moschea de Mouassine; la stessa sorte tocca anche alla Madrasa Ben Youssef. Per quest’ultima provo un enorme dispiacere perchè avevo letto grandi cose e visto bellissime immagini on-line. Un tizio mi dice (clamorosamente gratis stavolta, ma forse perchè scappo quasi subito) che è in questo stato da quasi due anni. Per il resto riesco a vedere (più che altro a distinguere in mezzo a non so quanti negozi che occupano ogni centimetro quadro delle stradine) la “Fontaine Mouassine” risalente al XVI° secolo, Il Giardino Segreto ( o meglio…un’oasi di verde in mezzo al casino più assoluto), il Marrakech Museum e la Fontana “Chrob or Chouf”. Nel frattempo la voglia di dare un “cartone” dritto in faccia a chi passa col motorino in queste stradine sta salendo sempre di più ed è meglio che mi dia una calmata se non voglio finire male.

Fontaine Mouassine – XVI° secolo

Qui la mia curiosità mi fa fare un imperdonabile errore. In cambio del pagamento di un corrispettivo mi faccio accompagnare da un signore dentro ad una conceria. Mi fa vedere come tante famiglie vivano e lavorino al suo interno in condizioni igieniche pessime e mi spiega a grandi linee i vari passaggi attraverso i quali avviene la lavorazione delle pelli. Le varie vasche che si vedono comunemente hanno ognuna una diversa funzione. Se non ho capito male, i passaggi sono questi:

  • 1 – Vasca con calce
  • 2 – Vasca con escrementi di piccione
  • 3 – Vasca con Crusca
  • 4 – Colorazione

Manco a dirlo, è la seconda delle quattro vasche che mi lascia perplesso, ma non sono nessuno per cambiare le cose: è così e basta.

Conceria-1

Conceria – 2

Quando poi mi viene detto che la visita sarebbe continuata “di fronte” succede l’apoteosi. Perchè non basta che io ti abbia pagato per un servizio durato poco più di cinque miseri minuti, giusto? Mi devi anche ficcare dentro ad un negozio a te collegato con l’inganno, cosa che avrei voluto evitare come la peste…e invece eccomi qua. Una volta dentro si è letteralmente finiti, almeno se si ha l’educazione che io mi porto dietro. Purtroppo a me dispiace chiudere brutalmente una conversazione perchè ho il rispetto per chi sta lavorando e mi sta davanti. Ma la pazienza ha sempre un limite. Il tizio che prova a vendermi di tutto parla italiano (vi rimando a quanto detto prima). Va bene che l’arte della contrattazione in Africa è la base di tutto, ma qui si tocca veramente il fondo: mi offre un cuscino di pelle, secondo lui di finissima qualità, al prezzo di 300 euro. Quando gli dico che è matto, che non intendo spendere tutti quei soldi per un souvenir e che non ho intenzione di comprare assolutamente nulla, lo stesso articolo passa attraverso riduzioni selvagge ed arriva a costare 38 euro. Lì non ci vedo letteralmente più. Mi esce dalla bocca qualcosa di questo tipo: “Ma dimmi una cosa: se adesso questo oggetto me lo vendi a 38 euro, se te ne avessi dati 300…quanto ci avresti guadagnato sopra? Non avevo intenzione di comprare prima, quindi figuriamoci adesso. Cerca di imparare che non siamo tutti uguali e che i turisti forse comprano, mentre i viaggiatori vanno in giro per il mondo per vedere, scoprire, imparare e basta. Ti è andata male stavolta.” Chiuso il discorso, giro le spalle ed esco dal negozio in un nano-secondo. Il tizio che mi ci ha portato ha anche la faccia tosta di essere li ad aspettarmi ed ovviamente lo supero senza degnarlo di una parola: il centro mi aspetta e vale molto più di tanti disonesti.  E’ quasi ora del tramonto ed arrivo a destinazione dopo una nuova camminata senza sosta. Marrakech non è finita, ma sapevo di non potercela fare a vedere tutto in questa giornata; infatti avrò a disposizione anche l’intera mattinata di dopodomani per completarla. Adesso però ho una priorità: visitare Piazza Jemaa el-Fnaa perchè dalle 19:00 alle 23:00 circa acquista quella che è la sua vera natura. Adesso sono qui e posso davvero toccare con mano ciò che ho letto da casa in fase di preparazione del viaggio: l’ambiente non sembra minimamente quello dell’ora di pranzo. Ogni centimetro della sua superficie è strapieno di gente e si sono piazzati e funzionanti un sacco di nuovi banchi non visti prima: sono ristoranti “mobili” iper organizzati che accolgono locali e visitatori. Anche il rumore è diverso: è una particolare accozzaglia di suoni di ogni tipo, misti al brusìo di tutte quelle persone che parlano tra di loro. Ci sono venditori ambulanti che hanno steso i loro teli per terra e stanno cercando di vendere la loro merce e, finalmente, mi imbatto anche negli incantatori di serpenti che stanno suonando musica ad un cobra in posizione verticale e con la testa gonfia; peccato solo che non faccio in tempo a fotografarlo. E’ un posto incredibile e non ho altre parole per descriverlo al meglio.

Appena arrivo in Piazza Jemaa el-Fnaa

Incantatori di serpenti

Altro “must” del luogo è salire in uno dei caffè/ristoranti qui presenti ed ammirare la piazza e la sua vita serale dall’alto. Il miglior posto possibile per poterlo fare è “Le Grand Balcon du Cafè Glacier”. Sinceramente mi dispiace fare il nome del locale, però è dovuto per aiutare chi legge a non sbagliare. Il dispiacere ce l’ho perchè anche qui va in scena l’ennesima pagliacciata di questa città tanto bella, ma totalmente rovinata da chi ci vive. Salgo le scale per arrivare alla terrazza e c’è un tizio alla cassa che sbarra l’ingresso: la consumazione è obbligatoria e va comprata subito, a scelta tra qualche misera lattina di thè, acqua, aranciata e poco altro. Ovviamente il tutto viene ceduto a prezzo maggiorato…ma va bene così, dato che mi devono far pagare la vista che avrò tra poco. Pago una lattina di thè alla pesca 25 Dirhams (un furto rispetto ai prezzi dei markets) con una banconota da 50 Dirhams. Mi viene fatto il resto in monete e, data la fila dietro di me, mi scanso per fare posto agli altri. Purtroppo in un luogo simile l’educazione va messa da parte, ma io proprio non lo voglio capire. Dato che ormai conosco i soggetti, non metto in tasca i soldi ricevuti ma li controllo per totale sfiducia e scopro anche stavolta di non essere io in malafede: anziche avere 25 Dirhams di resto me ne ritrovo 15. Morale della favola: quell’essere mi ha fregato volutamente. Ma non la passerà liscia. Costi quel che costi (e non è per il valore, bensì per il principio) devo riavere i 10 Dirhams che mi ha rubato. Fregandomene di tutto e tutti blocco la fila e spiego al diretto interessato ( col mio pessimo francese) che “si è sbagliato a farmi il resto”. Sa benissimo che cosa ha combinato, ma nega di aver ricevuto da me 50 Dirhams asserendo di averne ricevuti 40 e di aver fatto il resto giusto. Lui dice così ed io non mi muovo da lì; dovranno togliermi con la forza perchè proprio non ci sto e mi sono rotto le scatole di tutti questi soprusi. Alla fine vinco io e mi viene data la mia maledetta moneta. Cerco di “sbollire” un po’ per godermi il panorama che è semplicemente fantastico.

Piazza Jemaa el-Fnaa di sera – 1

Piazza Jemaa el-Fnaa di sera – 2

Il fumo che si vede è quello delle “cucine” che stanno sfornando proprio di tutto. Decido di scendere e di mischiarmi alla bolgia. Appena arrivo al piano strada vedo che tutti i banchetti sono contrassegnati con un numero e che ognuno di essi ha un “acchiappino” con il menù in mano pronto a convincere i potenziali clienti a scegliere il suo chiosco anzichè quello del vicino. Vedo pesce, carne, pizza, panini, snacks e chi più ne ha più ne metta. Due cose particolari colpiscono la mia attenzione: una fila di banchetti, tra l’altro molto frequentata dai locali, vende bicchieri pieni di…chiocciole. Non avevo mai visto una cosa del genere; vengono vendute in offerta speciale: più ne prendi e meno le paghi in proporzione. Noi compriamo i pop corn e loro…le chiocciole. L’altra cosa è il succo di canna da zucchero: vedo un carretto con sopra pezzi di canna da zucchero tagliati più o meno ad ugual misura; il proprietario ne prende uno e lo passa in uno speciale attrezzo (sembra una pressa) che separa la parte liquida da quella legnosa facendo così uscire in un bicchiere tale succo. Non lo assaggio, ma la curiosità è tanta ed ancora oggi me ne pento se ci ripenso. Sarà per la prossima volta. Adesso però sono io a dover cenare, ma non lo faccio qui in piazza. Mi pare un luogo troppo turistico, così decido di allontanarmi un po’. Dato che quasi tutti i pizzaioli in Italia sono egiziani o marocchini, opto per uno dei miei piatti preferiti e trovo un posticino decentrato e soprattutto senza calca. La pizza ha un prezzo clamorosamente basso (20 Dirhams) ma c’è un motivo: è piccolissima. Con quella cosa non mi toglierò mai la fame, per cui ordino in aggiunta un panino con dentro verdure e pollo. Quando mi alzo sono lievemente soddisfatto, ma non sazio. Un’altra passeggiata in città e nella piazza centrale non me la toglie nessuno perchè l’atmosfera è davvero unica. Avrò anche domani sera per poter passare di qua, ma non voglio buttare neanche un minuto. Alla fine, verso le 22:50, decido che è ora di rientrare per riposarmi in vista dell’escursione di domani mattina. C’è ancora tempo per essere fermato dall’ennesimo negoziante della Medina, nonostante tutti stiano finalmente chiudendo bottega. Quando capisce che non comprerò neanche uno spillo, vedendo che sono da solo si butta col piano “B” e mi propone di accompagnarmi in un hamman “particolare” dove avrei potuto scegliere la compagnia e la metodologia di relax. Ovviamente la cosa non mi interessa, ma resto ad ascoltare tutto il discorso perchè mi fa strano ricevere certe proposte in un paese come questo. Alla fine dico “no, grazie” e lo saluto. Arrivo al Riad e vado in stanza per prepararmi alla levataccia che mi aspetta.

Domenica 15 aprile: mi sveglio alle 6:30 perchè devo prendere il bus della compagnia Supratours diretto ad Essaouira che partirà alle 8:30 dall’autostazione di Marrakech, distante dal mio Riad poco più di tre kilometri da percorrere rigorosamente a piedi. Prendo tutto il necessario comprimendolo nel solito zainetto ed esco. Fuori il sole è già presente nel cielo; anche lui si è alzato da poco e si vede che non è ancora al top. Faccio un giro a 360 gradi su me stesso e non credo ai miei occhi ed alle mie orecchie: i negozi sono tutti serrati, in mezzo alla strada non c’è niente, nessuno passa nè a piedi, nel col carretto e nè col motorino…c’è un silenzio pazzesco. Che meraviglia! Mi godo il momento perchè durerà ancora per poco ed intanto inizio la passeggiata. Arrivo con i soliti venti minuti di anticipo e salgo sul pullman. Il tragitto dure circa tre ore, intervallate solo da una sosta in una specie di autogrill locale organizzato in maniera maniacale con tanto di parcheggiatori esterni ed “acchiappini” che assalgono chiunque metta piede fuori dal bus. Ad Essaouira, città adagiata sull’Oceano Atlantico, il parcheggio della Supratours si trova praticamente in centro, nella zona della Borj Bab Marrakech.

Borj Bab Marrakech

E’ una bellissima giornata con poche nuvole nel cielo. Il caldo è mitigato dal vento che qui soffia in maniera abbastanza regolare. Per prima cosa mi butto a vedere la famosa spiaggia che si trova a poche decine di metri da qui. E’ lunghissima e si estende a perdita d’occhio. In questo momento (11:30 del mattino circa) è enorme in larghezza a causa della bassa marea in atto. Decine di metri di sabbia fino alla riva sono a disposizione di tutti ed i locali non se lo fanno dire due volte: in molti stanno giocando a calcio con campetti di fortuna, uno accanto all’altro, delimitati da solchi tracciati ovviamente a mano. In lontananza si vedono Windsurf e Kitesurf in abbondanza.

La spiaggia di Essaouira ed i “calciatori” della domenica

Il mare di Essaouira

Il mare non ha un bel colore; l’acqua non è sporca, ma è molto condizionata dal tipo di sabbia su cui poggia. Nonostante tutto…se avessi avuto il costume da bagno mi sarei buttato senza problemi. Pochissime persone lo fanno e non ne capisco il motivo. Probabilmente perchè a metà aprile la temperatura è ancora troppo bassa per poter stare davvero bene. Vedo delle barchette di legno ancorate a riva ed un po’ di gente che le sta aspettando. Potrebbe essere in corso una ricorrenza o una manifestazione.

Barche di pescatori in riva all’oceano

Mi muovo in direzione del porto: non è grandissimo, ma è pieno zeppo di barche di colore blu. Un piccolo mercato del pesce (comprensivo dei tipici odori fortissimi) è organizzato in uno dei viali. Fantastica l’immagine che riesco a prendere di una barca che rientra alla base con il suo carico e con tantissimi gabbiani che le ronzano intorno affamati 🙂

Il pescatore ed i gabbiani

Barche nel porto di Essaouira

Alle mie spalle si apre la Medina; la via d’accesso da questo lato è la Bab el Marsa. Pagando un ticket di ingresso è possibile fare una passeggiata fin sopra le mura qui presenti.

Bab el Marsa

Zona portuale di Essaouira

Fortificazioni di Essaouira

Appena dopo aver superato Bab el Marsa

Da qui, un corridoio panoramico porta fino a Place Moulay el Hassan, ma prima di arrivarci mi fermo due volte: la prima serve per fotografare la parte della città che affaccia sull’oceano e per farlo al meglio devo arrampicarmi su alcuni scogli; la seconda perchè mi trovo esattamente nel punto in cui un signore sta dando da mangiare ai gabbiani. La foto che ne viene fuori è semplicemente spettacolare. Peccato che, come ormai tradizione vuole, mi venga chiesta un’offerta per quanto ho potuto immortalare. E’ così che partono altri 10 Dirhams.

Il colpo d’occhi che regala Essaouira

Gabbiani spettacolari

Sinceramente la piazza non ha molto da offrire in quanto a bellezza e particolarità. E’ più che altro il punto di partenza dei vicoli che seguiranno. Loro sì che ne hanno di cose da regalare. Ma prima di accedere nel vero centro cittadino ho qualcosa da ridire con un motociclista.

Qualche prolema se parcheggio qui?

Vista di Place Moulay el Hassan

Mi metto ad esplorare la Medina; anche qui ci sono negozi da ambo i lati come a Marrakech, anche qui c’è gente che fa avanti ed indietro senza sosta come a Marrakech, anche qui i gestori degli esercizi ogni tanto ti invitano ad entrare…ma qui almeno c’è educazione. Non potevo credere che tutto il Marocco fosse “in quel modo” e adesso ho conferma che non è così. Ad Essaouira passeggiare è finalmente un piacere e stare insieme ai locali camminando anche nelle viuzze senza negozi, quelle più malandate e malmesse, fa calare per un po’ nella loro particolare realtà. I colori predominanti sono senza dubbio il bianco ed il blu. Mi fermo in un market proprio in una di queste strade, evitando la bolgia. Compro il loro pane per il pranzo e ci unisco una lattina di Coca Cola; devo dire che il sapore del pane è davvero buono e che quasi sicuramente farò il bis nel pomeriggio prima di andare via. La città è piccola e le cose da vedere come le intendo io non sono moltissime, per cui passo le successive ore perderndomi ed osservando il più possibile. Nelle immagini che seguono c’è un piccolo riassunto di ciò che vedo.

Bab al-Minzah

Bab Sbaa

Uno dei tanti negozi di artigianato presenti

Bab Asi

Un vicolo senza negozi

Moschea Ben Youssef

E’ ormai primo pomeriggio quando mi ritrovo a Piazza Moulay el Hassan. Entro nel “corridoio” che dà verso la Bab el Marsa e mi volto in direzione del mare. Clamoroso! gli scogli sui quali non molto tempo fa mi ero arrampicato per fotografare la città sono ora invasi dall’acqua. La marea si è alzata ed ha sommerso un po’ di cose. Non tutto però, così ho modo di camminare lungo le mura in cerca di panorami particolari. Non sbaglio perchè trovo un punto in cui, in certi momenti, l’acqua impetuosa dell’oceano si infila in una roccia creando un effetto ottico degno di nota. Vedere per credere.

Passeggiando tra le Mura e l’oceano…

L’oceano è arrabbiato adesso

Se tanto mi dà tanto, gli effetti dell’alta marea si dovrebbero vedere anche sulla spiaggia centrale ed è proprio lì che sono diretto. I campi da calcio di fortuna sui quali i locali giocavano in mattinata non ci sono più; adesso la sabbia è più che dimezzata rispetto a prima e lo scenario è ben diverso. Decido di fermarmi su una panchina e di ammirare il panorama per un po’, o almeno fino a quando un venditore ambulante di occhiali non mi costringe a cambiare aria a causa della sua insistenza. Avrò il bus di ritorno per Marrakech alle 18:00 e mancano ancora un paio d’ore abbondanti. Decido così di fare una passeggiata in una parte di Essaouira ancora non visitata, ma non trovo niente di importante e meritevole a parte la Moschea Tilal.

Moschea Tilal

Il tempo che mi rimane voglio passarlo ancora sull’oceano che, di nuovo e dopo così poco, mi mostra di nuovo lo spiaggione frutto della ritrovata bassa marea. Adesso è ancora più bello rispetto a stamattina perchè il sole si avvia verso il tramonto e la luce che arriva a terra crea effetti ottici meravigliosi. Sembra che qualcuno abbia decorato appositamente la sabbia.

La spiaggia di Essaouira a pomeriggio inoltrato

Proseguo la mia passeggiata dirigendomi dalla parte in cui vedo i windsurf che sfrecciano accompagnati dal forte vento presente. Durante il lungo tratto noto un altro esempio di organizzazione “Made in Marocco” niente male: c’è l’imbarazzo della scelta tra fare un giro sul dromedario (solito dubbio amletico tra lui ed il cammello…solo che in questo caso le selle coprono totalmente la schiena e non riesco a capire il numero delle gobbe), cavalcare un cavallo o fare una motorata su un quad. Potevano mancare l’occasione di avvicinarsi a me e di provare a “vendermi” i loro servizi? Ovviamente no. Declino tutti gli inviti e mi metto ad osservare le piroette che gli “sportivi del vento” eseguono tra aria ed acqua.

Dromedari o Cammelli?

Sportivi del vento

Purtroppo è ora di andare: la stazione dei bus Supratours è abbastanza lontana, per cui rimetto in moto le gambe. Quando arrivo in loco c’è giù più di qualcuno ad aspettare, ma del pullman non ce n’è traccia alcuna. Alle 18:05 ci avvertono che c’è stato un problema in partenza da Marrakech e che saremmo saliti a bordo alle 19:00. Ho quasi un’altra ora a disposizione che sfrutto tornando nella Medina per un ultimo giro nei vicoli e per comprare un altro panino locale, mantenendo così la promessa fatta a me stesso. Stavolta è quella buona e salgo a bordo. La tratta di ritorno impiega ovviamente le stesse tre ore dell’andata con sosta programmata al medesimo simil-autogrill dove stavolta non scendo. L’arrivo previsto per le 21:00 è così spostata alle 22:00 e per me nasce un serio problema: dove cenare così tardi? Non riuscirò mai ad arrivare in centro, così mi fermo nel primo posto illuminato che mi ispira lungo i tre kilometri che mi separano dal Riad. Mi siedo ed ordino; sono tutti col sorriso, ma non mi dicono che da lì a trenta minuti avrebbero chiuso baracca e burattini. Me ne devo accorgere da solo quando vedo che iniziano a spegnere le luci mentre io sono ancora a tre quarti di ciò che sto mangiando. Sarebbe da fare un casino (se fossi stato in Italia mi avbrebbero sentito ben bene…) ma qui sono a casa loro, quindi cosa gli vado a dire? Mi sbrigo a finire, pago a me ne vado. Segue un fine serata (l’ultimo) in Piazza Jemaa el-Fnaa dove mi rituffo nell’atmosfera surreale che questo luogo assume per quattro ore al giorno e poi mi ributto in stanza cercando di non farmi vedere dal tizio che mi aveva offerto l’hamman “particolare” solo 24 ore prima; con questa gente…la possibilità di un bis con maggiore insistenza è quasi assicurata e l’unico modo per farla franca è evitarli. Mi dedico un po’ al mio gioco di calcio manageriale e poi a nanna.

Lunedi 16 aprile: stamattina la sveglia è più comoda e mi alzo intorno alle 8:00. Preparo tutte le mie cose e vado a fare colazione sulla terrazza del Riad; successivamente deposito il borsone alla reception e mi tuffo di nuovo a Marrakech perchè devo terminare il giro. La prima tappa è il Palais el Bahia: si tratta di una costruzione enorme che si estende su un territorio di otto ettari. E’ semplicemente stupendo ed ha una marea di stanze decorate in maniera superba da artigiani locali. Anche lo zona dei giardini è bella e ben curata. L’ingresso costa una cavolata e ne vale assolutamente la pena. E’ da non mancare per nulla al mondo ed infatti ci perdo un po’ di tempo. Mi butto poi sull’ultima attrazione che devo ancora “spuntare” sulla mia lista ed è “Le Jardin Majorelle”. Esco dalla Medina da Bab Yacout e mi trovo davanti, oltre che a taxi a perdita d’occhio, alla particolare “Place des 7 SaintsW composta da sette torrette. La foto è quella che è, rovinata dalle stramaledette auto con tassametro. I “sette santi” si vedono lo stesso…ma che schifo…

Place des 7 Saints

Appena arrivo nella strada dove si trova il mio ultimo obiettivo mi prende un mezzo colpo: la fila per entrare è lunga almeno trenta-quaranta metri. Menomale ho scelto di andarci di lunedi mattina perchè se fossi passato ieri ci avrei trovato tutto il Marocco + turisti a non finire. Con pazienza mi metto in coda dove devo sopportare il caldo presente. Fortuna vuole che la direzione ha pensato di azionare dei diffusori di acqua vaporizzata che rendono meno difficile l’attesa. La particolarità di questo momento è la presenza di un venditore di cappelli, diavoletto tentatore per tutti i presenti che stanno soffrendo sotto al sole. Da noi gli africani spuntano come i funghi con diecimila ombrelli in mano non appena cade la prima goccia di pioggia, mentre qui l’articolo non funzionerebbe e si sostituisce con qualcosa di meglio, ma è sempre la stessa storia. Finalmente tocca a me; le tipologie di biglietti acquistabili sono varie e vanno dal giardino semplice che costa 70 Dirhams fino ad arrivare al tour completo (secondo me inutile) che arriva a costare intorno ai 180 Dirhams. Io sono qui per “le Jardin” ed acquisto il ticket solo per quello, tanto musei ed affini non fanno per me ed è cosa risaputa. Il tour si svolge in maniera autonoma; inutile dire che tutta quella fila fuori dall’entrata significa solo una cosa: che il parco è invivibile per quanta gente c’è contemporaneamente. Per poter fare una foto occorre aspettare che il luogo dello scatto sia libero da persone…evento quasi impossibile. Alla fine non mi sembra poi niente di così eccezionale. Ci sono alcuni punti interessanti, ma neanche troppo.

Subito dopo l’ingresso del Jardin Majorelle

Monumento in memoria di Yves Saint Laurent

Jardin Majorelle – 1

Jardin Majorelle – 2

Jardin Majorelle – 3

Jardin Majorelle – 4

Adesso è proprio tutto. e torno al Riad a prendere il borsone. Appena fatto, la prossima destinazione è la stazione dei treni di Marrakech…quindi altri tre kilometri a piedi circa. Alla fine è successo ciò che non voglio mai fare: tra una cosa e l’altra, il biglietto per Rabat non sono riuscito a comprarlo. Ma non dispero più di tanto perchè leggo sempre sui social networks di gente che non prenota niente tranne il volo di andata, quindi che problema c’è? Evidentemente sono io il ritardato che prenoto anche le soste per andare al bagno. Quando mi trovo alla biglietteria chiedo un ticket per Rabat col treno delle 14:30; l’addetto mi risponde senza battere ciglio che il convoglio è “full”. Domando se ho un’altra possibilità successiva e mi viene detto che ci sono rimasti sono alcuni posti in prima classe nel treno delle 16:30. Non ho scelta e devo acquistare ciò che mi viene proposto. Morale della favola? Ho rischiato davvero di non poter raggiungere Rabat senza prenotazione da casa. Questo mi serve da lezione perchè se prima partivo col 100% delle cose pre-acquistate, da ora in poi farò in modo di avere in tasca ricevute per il 110% delle cose, anche se non è fisicamente possibile. Mi dispiace ma la sicurezza di iniziare, eseguire e terminare un itinerario come dico io è semplicemente fondamentale. L’improvvisazione non fa per me. Carico di tutto (borsone compreso) e con Marrakech già visitata non mi resta altro che aspettare due ore piene su una sedia in stazione (oltre al danno, pure la beffa). Il viaggio parte puntuale ed arrivo a destinazione alle 21:30 circa, dopo quasi cinque ore di traversata, anzichè le 19:30 programmate.  La stazione di Rabat è in rifacimento. Come ieri sera, anche oggi è tardissimo per cenare, anche perchè prima devo andare a prendere la stanza (una guest house che si trova nella Medina) ad 1,7 kilometri da dove sono adesso. Quando sono sul posto, in una strada invasa dai lavori in corso, arriva la sorpresa: in casa non c’è nessuno. Fortunatamente ci sono tre ragazzi qui fuori che vedono la situazione e che si offrono gratis di chiamare i proprietari che arrivano dopo cinque minuti scarsi. Questo evento conferma come la gente di Marrakech sia seriamente un problema e che il Marocco in generale non è così. Risolto il problema, chiudo la porta della camera ed esco in cerca di qualcosa da mangiare, ma sono le 22:00 passate già da un po’ e già so che dovrò arrangiarmi. Infatti tutto ciò che vedo (fast food, ristoranti e similari) è in fase di pulizie e chiusura. Trovo un market aperto e mi accontento di qualcosa di confezionato. Di tornare in centro rischiando di fare la stessa fine proprio non mi va. Così mangio in stanza, gioco al mio calcio manageriale e chiudo anche questa giornata.

Martedi 17 aprile: la sveglia è alle 7:45 del mattino. Ho solo oggi per visitare Rabat dall’inzio alla fine prima di prendere il volo che mi riporterà a Roma e non ho alcuna intenzione di bighellonare. C’è un enorme problema per la giornata: la guest house non è un albergo con la reception, ma la casa privata di due persone che affittano la stanza con bagno. Non posso chiedere loro di tenermi il borsone, anche perchè se ciò che è accaduto la sera precedente (non li ho trovati in casa) si ripetesse anche in giornata…rischierei seriamente di perdere l’aereo. Dopo essermi informato ho conferma di ciò che già immaginavo, e cioè che qui non esiste alcun deposito bagagli. Per tutte queste cose sommate sono costretto ad esplorare Rabat con il borsone sulle spalle. Il primo obiettivo della giornata è semplice: ho letto che esiste un servizio di bus che porta dalla stazione centrale all’aeroporto con una spesa irrisoria. Calcolando che non intendo prendere il taxi, il minimo che posso fare è andare a cercare la fermata, in modo tale da essere preparato per il pomeriggio. Trovarla è un gioco da ragazzi: sta proprio di fronte alla stazione centrale, dall’altro lato della strada. E la cosa ottima è che ci sono riportati pure gli orari, per cui memorizzo quello che fa al caso mio e finalmente posso mettermi in moto. Durante questa prima passeggiata però colgo l’occasione per fermarmi qualche volta a fotografare ciò che vedo di interessante lungo Avenue Mohammed V: un bel palazzo che ospita un ufficio postale, il palazzo della Camera dei Rappresentanti e proprio la stazione di Rabat-Ville.

Bal Palazzo che ospita un ufficio postale

Sede della Camera dei Rappresentanti

Stazione di Rabat Ville

Percorro Avenue Abou Inane, parzialmente occupata dai binari del tram, e raggiungo la Cattedrale di Saint-Pierre, davvero bella ed imponente. Una successiva deviazione sulla sinistra mi porta di fronte al Teatro Nazionale “Mohammed V” che ovviamente non mi sfugge.

Cattedrale Saint-Pierre

Teatro Nazionale “Mohammed V”

Mi dirigo adesso verso uno dei pezzi forti della capitale del Marocco, cioè il sito che ospita la Tour Hassan, la Moschea Hassan ed il Mausoleo di Mohammed V. Appena arrivo vedo all’ingresso delle guardie a cavallo decisamente pittoresche. Io non ho intenzione di fotografarle, ma c’è qualcuno che ci prova e che viene puntualmente fermato da loro stessi prima del click. Una volta superata la porta del complesso, si ha di fronte qualcosa di spettacolare: questa è l’area dove il sultano Yacoub al-Mansour iniziò la costruzione di quella che avrebbe dovuto essere una grande e bellissima moschea con duecento colonne al suo interno e soprattutto la torre più  grande esistente sul globo in quel periodo. Ma la sua morte (avvenuta nel 1199) corrispose con la fine dei lavori e tutto rimase quindi incompleto. E’ però bellissimo girare su se stessi ed ammirare ciò che si ha davamti. Una nota a parte prima di passare alle immagini: prima di entrare nel Mausoleo mi viene fatto lasciare il borsone in custodia ad una delle guardie. Dentro è presente il sarcofago di Re Mohammed V (sovrano molto amato dai marocchini) ed è presente una guardia ad ognuno dei quattro angoli della struttura. Vedo altri che scattano foto, ma io stavolta decido di non farlo.

Torre di Hassan

Scorcio della Moschea di Hassan

Mausoleo di Mohammed V

Fontana di fronte alla Torre di Hassan

Bel dettaglio nell’area del Mausoleo di Mohammed V

Esco da questa area e cambio totalmente zona. La mia passeggiata mi porta prima di tutto sulla piccola Piazza 16 novembre dove trovo un monumento con un testo che reputo senza dubbio importante, ma che non posso leggere causa la mia ignoranza. Da qui riesco a vedere anche la Kasbah degli Oudaia in lontananza, uno dei mie prossimi obiettivi.

Piazza 16 novembre

La Kasbah degli Oudaia vista da Avenue al Marsa

Mi trovo ora su Avenue Hassan II, strada che “confina” con le mura della Medina di Rabat. Supero la Bab Diouana, osservo da fuori la Moschea Mellah e poi entro nel labirinto della capitale marocchina da Bab Chellah, appena prima che dall’altro lato della strada si apra il “Jardin Nouzhat Hassan” (un ampio parco pubblico).  Al di là della porta di ingresso, su Avenue Chellah, trovo sulla destra il palazzo che ospita il Consiglio Scientifico degli Affari Religiosi  (un giorno mi diranno cosa c’entra la scienza con la religione…) e, sulla sinistra, il famoso Liceo Mohammed V. Di fronte c’è poi la Moschea Centrale.

La Moschea Mellah vista da Avenue Hassan II

Bab Chellah

Consiglio Scientifico degli Affari Religiosi

Liceo Mohammed V

Minareto della Moschea Centrsale

Svolto a destra su Rue Souika e mi trovo ufficialmente all’interno del Souk. Stento a crederci…perchè rispetto a quelli di Marrakech è di un ordinato pazzesco. Quasi quasi viene pure a me la voglia di comprare qualcosa…ma sto solo scherzando. Il giro termina quando mi trovo davanti la ormai famosa Kasbah degli Oudaia. La vedo, ma stavolta non mi fermo: ci tornerò tra poco dopo aver visto il mare che si trova poco più avanti. Così proseguo la salita fino a quando inizio a scendere rapidamente. Alla mia sinistra non posso non notare la presenza di un cimitero mastodontico: lapide dopo lapida ricopre la superficie dell’intera collina. Non so e non oso neanche pensare a quante tombe siano li presenti. Già dall’alto noto che l’oceano qui è “leggermente” mosso e che l’idea di fare un bagno non sfiora il cervello di nessuno dei pochi presenti. I  temerari si avventurano sulla superficie vulcanica che consente di ammirare il fragore delle onde che qui si schiantano con forza inaudita. Cadere in acqua significherebbe morte certa. Poco male perchè il cimitero sta proprio qui dietro…

Notare quanto è grande l’onda rispetto alle persone…

Sembra di esserci proprio dentro…

Nella stessa zona riesco a fotografare anche il Faro di Rabat, il Fort Rottemburg e la Moschea Ashoada. Successivamente ripercorro la medesima strada in direzione della Kasbah che stavolta intendo visitare. Entro ovviamente da Bab Oudaia, l’ingresso principale del complesso fortificato.

Bab Oudaia

Qui arriva la barzelletta di oggi: mi si affianca un tizio che inizia a parlare in quattro lingue, tra le quali non c’è l’italiano. Senza che io abbia il tempo di dirgli qualsiasi cosa (e senza che io lo abbia minimamente interpellato), continua  imperterrito ad aprire bocca ed a dargli fiato, a spiegare le sue ragioni e ad  indicare con le dita i punti trattati nel suo monologo. Riesco a stopparlo nell’unico momento in cui mi accorgo che sta respirando e gli dico testualmente che è il mio ultimo giorno in Marocco e che ho in tasca solo i soldi per il pranzo e per la navetta aeroportuale. Appena pronuncio questa frase è come se avessi detto le parole magiche perchè il falso amico se la dà a gambe levate. Roba da matti. Una volta dentro scopro un luogo bellissimo, interamente dominato dai colori bianco e azzurro. Ovunque mi giro vedo scorci da fotografare ed infatti mi sbizzarrisco parecchio. Provo a perdermi in questo magico labrinto, ma l’area è troppo piccola ed alla fine torno sempre sulla via principale fino al momento in cui raggiungo la terrazza panoramica che non si chiama così per caso: da qui è possibile vedere l’oceano sia dalla parte di Rabat che da quella della vicinissima Salè. Tutto questo solo dopo aver dribblato i soliti turisti giapponesi intenti a realizzare servizi telematici anche quando vedono volare una zanzara.

Kasbah degli Oudaia – 1

Kasbah degli Oudaia – 2

Kasbah degli Oudaia – 3

Kasbah degli Oudaia – 4

Oceano dalla Terrazza Panoramica della Kasbah

Appena fuori dalla Kasbah si trovano il Museo degli Oudaia ed i Giardini Andalusi. Da adesso la mia marcia cambia direzione ed arriva, dopo una buona camminata, nella zona della città che si trova “sopra” alla stazione di Rabat-Ville. Anche se si nasconde bene, non fatico molto a trovare una piccola chiesa protestante ed a portarla nel mio album dei ricordi. Più o meno in zona mi imbatto anche nel Museo d’arte moderna e contemporanea “Mohammed VI”.

Chiesa Protestante

Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Mohammed VI”

A pochissima distanza da qui, ma con chissà quante strisce pedonali da attraversare in un groviglio di strade in cui le macchine non sono molto propense a fermarsi, arrivo di fronte all’imponente Moschea Assounna. Prendo poi per Avenue Moulay Hassan ed arrivo fino alla Bab er Rouah che ha accanto l’omonima Galleria d’arte.

Moschea Assounna

Bab er Rouah

Passando ho visto a metà strada una cosa che mi interessa moltissimo: l’ingresso per la visita del Palazzo Reale. E’ così che torno indietro e faccio per avvicinarmi ed entrare. Vengo però fermato dalle guardie presenti poichè questo è l’ingresso per gli autoveicoli. Vengo invitato con estrema gentilezza a fare il giro delle mura fino a raggiungere una porta più piccola ed è questo che faccio. Una volta giunto su Avenue Yacoub al Mansour decido però di tirare dritto fino alla successiva Bab Zaer; qui sarei tornato subito dopo. Giungo alla porta che mi interessa fotografare e tiro fuori la reflex. In questo momento c’è un traffico pazzesco, ma io non dò fastidio a nessuno se mi fermo in un angoletto a fare un click, dico bene? Pare di no, perchè un vigile/poliziotto esaltato dalla divisa che indossa fa di tutto per impedirmelo e mi “invita” a togliermi dalle palle. Chiedo scusa per il linguaggio ma è la giusta trasposizione a parole dei gesti di quel malato di mente che starebbe molto meglio a zappare la terra. Sperando che la porta crolli e lo schiacci di li a poco (ma non succederà…), attraverso lo stradone e mi dirigo a visitare la Necropoli di Chellah: questa si che vale veramente la pena! L’ingresso costa una cavolata ed è un mix tra storia e…cicogne che nidificano sulle rovine. Uno spettacolo nello spettacolo.

Esterno della Necropoli di Chellah

Ormai di tempo non ne ho più molto prima della navetta aeroportuale e di cose ne ho viste parecchie, ma mi manca il “benedetto” Palazzo Reale. Fra me e me penso: “Ormai so dove sta l’ingresso, per cui cosa ci vuole ad arrivare?”. Ecco, queste sono le ultime parole famose perchè non faccio i conti con quello che probabilmente è l’amico dell’esaltato di poco fa. Avevo letto prima le regole e sono preparato sul da farsi: tutti quanti devono recarsi in un ufficio per lasciare un documento prima di procedere ed io lo avrei fatto volentieri. Alla porta di accesso dell’area ecco l’altro tizio in divisa. Gli dico che vorrei entrare per la visita. Mi guarda e si sofferma sul borsone dicendo che non può passare. Chiedo con gentilezza estrema di poterlo lasciare in custodia insieme al passaporto, ma mi viene risposto ancora di no. Cerco di farlo ragionare: “guardi, sono solo qui e non ho nessuno a cui lasciare il borsone, tra non molto avrò l’aereo per tornare a casa perchè è pure il mio ultimo giorno e non avrò altro tempo per entrare; le sto chiedendo una cortesia”. La risposta? Eccola: “No, lasci la borsa a qualcuno qui fuori e potrà entrare”. Cioè…fammi capire: dovrei lasciare tutta la mia roba “qui fuori” ad un perfetto sconosciuto (in Marocco poi…dopo tutti i tentativi di raggiro che ho avuto fino ad ora) perchè l’ufficio che trattiene i passaporti non può eccezionalmente custodire la borsa di un turista? Ovviamente non cedo, giro le spalle e me ne vado nella speranza che presto una bella vanga sia messa in mano un giorno anche a lui (ma non succederà…), dato che il mondo ha sicuramente più bisogno di mano d’opera che di fannulloni che guardano una porta. Che si tenesse il suo Palazzo Reale così com’è. Per sbollire l’incazzatura che mi sale naturale verso certi soggetti, vado nella piazza dove affaccia la Moschea Assounna e mi siedo all’ombra mitigando un po’ questo caldo pomeriggio, ovviamente dopo aver comprato qualcosa di fresco da bere ad un market della zona. Il momento di andare alla fermata del bus navetta arriva, così mi dirigo dove so ed aspetto il mio turno per salire. Il biglietto si compra a bordo. La tratta non è poi molto lunga anche se il traffico in questo momento è infernale. Appena arrivo allo scalo di Rabat si ripete la stessa identica manfrina della mattina di tre giorni fa a Marrakech: una marea di tempo perso inutilmente per il controllo passaporti in uscita, oltre al fatto che la carta di imbarco stampata a casa non è valida. Così occorre lo stesso fare la fila al check-in anche se si ha il solo bagaglio a mano. Una disorganizzazione totale; avrò mostrato si è no il mio titolo di viaggio almeno a 8-9 persone diverse durante i vari passaggi. Mi dite a cosa serve??? Va bene la sicurezza, ma così siamo ai limiti dell’idiozia. Alla fine riesco a salire sul volo che parte puntuale. All’arrivo a Ciampino, un aeroporto che è un buco per quanto è piccolo, il bagaglio viene riconsegnato dopo quasi trenta minuti e finalmente posso prendere la navetta per il parcheggio ed andare a casa.

La conclusione qui è agrodolce e scontata perchè l’ho già detta e ridetta in tutto il post: il Marocco è bellissimo ed è ricco di cose da vedere. Ciò che lo rovina è certa gente (parecchia…non poca) e come sono organizzate le cose. Non sono mai stato trattato peggio in vita mia durante un viaggio. Se solo penso che dopo questi quattro giorni ne ho affrontati altri 11 in Iran, una nazionein cui la componente umana è di una bontà, gentilezza ed onestà uniche, non mi sembra vero. Quello che mi chiedo è “perchè succede questo?”. Eppure il Marocco non è tra i paesi più poveri del mondo ed in questi termini ci sono situazioni molto peggiori; non riesco proprio a spiegarmi come mai ci debba essere tanto accanimento. Riporto la mia esperienza in modo tale che, se qualcuno la leggerà, possa partire preparato. Calcolando che la razza umana non fa altro che peggiorare, non ci sono buone prospettive che tutto ciò venga risolto. Quindi il mio consiglio è di non mancare per niente al mondo di visitare il Marocco, ma fatelo stando sempre attenti non tanto alle vostre cose (perchè furti veri e proprio non se ne sono verificati in mia presenza) ma al modo in cui potrebbero provare a raggirarvi.

 

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