Prima volta in Danimarca: stupende Copenhagen ed Hillerod

di admin

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Premessa doverosa: erano veramente anni che sognavo di visitare Copenhagen e quando, mesi fa, prenotai il volo a meno di 34 euro andata e ritorno ed una stanza in un appartamento per la stessa cifra quasi non ci credevo. Si sà benissimo che la capitale danese è stupenda ma carissima allo stesso tempo. Non è mai stato economico niente: dal modo di raggiungerla all’alloggio. Arrivata l’occasione non me la sono lasciata scappare. Si presume quindi che io sia partito in pompa magna, stracarico di informazioni, mappe sia cartacee che di navigazione GPS e chi più ne ha più ne metta. Invece certe volte il destino è beffardo e riserva brutte sorprese. Infatti un problema personale ha avuto purtroppo un grande peso nel momento in cui avrei dovuto organizzare tutto e non mi ha permesso di fare le cose alla  mia maniera. Sono quindi partito, per il mio punto di vista, quasi allo sbaraglio, ma non potevo proprio farci nulla stavolta. Quando certe cose succedono, pesano come macigni e soprattutto creano una lunga serie di conseguenze che non si rimediano in una giornata. Ma nonostante ciò, con tantissima voglia di fare (che non manca mai, neanche nelle situazioni peggiori) e con la mia solita volontà, sono riuscito nell’intento di vedere proprio tutto ciò che volevo alla faccia della malasorte e di chi mi mette i bastoni fra le ruote assolutamente senza un motivo valido. Ci vuole ben altro per fermarmi; anzi, quando capitano problemi mi rialzo più forte di prima. Molto più forte di prima.

Ho già accennato del volo incredibile che sono riuscito a prenotare, ma il prezzo non è la sola cosa pazzesca perchè è tutto l’insieme ad essere speciale. Oltre agli irrisori 34 euro scarsi pagati, parto e torno su Ciampino (a meno di 5 kilometri da casa) e con andata di sabato mattina alle 6:50 e ritorno di domenica sera alle 20:00 dalla Danimarca. Ho quasi due giorni pieni a disposizione. Non finirò mai di ripeterlo: meglio di così non sarebbe potuto essere. Ah no…qualcos’altro ci sarebbe: la puntualità estrema dimostrata dalla compagnia aerea cui va un plauso totale. Durante la traversata che dura circa un paio d’ore rubo tempo prezioso al sonno e cerco di studiare un itinerario almeno per quel primo giorno, ma le due mappe che ho potuto stampare in fretta e furia non sono per niente esaustive. Una ha solo i nomi delle attrazioni, mentre l’altra sembra un pochino più seria (dato che indica dove si trovano i punti di interesse) ma non ha neanche il nome di una via. Così è veramente difficile. Decido di fare l’unica cosa possibile in un momento in cui la connessione ovviamente non prende: memorizzo i nomi di ciò che mi interessa per poi cercare una mappa appena arrivato in città ed orientandomi anche con le varie indicazioni che sicuramente saranno a disposizione dei visitatori come in ogni capitale che si rispetti. A quel punto, quando realizzo di aver finito e di non poter fare altro, cado in un sonno profondissimo che termina solo col poggiarsi del carrello sulla pista di atterraggio. Sono arrivato a Copenhagen e l’emozione di iniziare il giro in una nazione per me nuova di zecca è davvero alle stelle. Passate le solite formalità mi trovo nel Terminal e seguo le indicazioni per la metropolitana. Ad un certo punto lo sguardo mi si illumina: di fronte a me c’è un espositore con mappe gratis!!! Mi ci fiondo con tantissima speranza, ma resto ulteriormente deluso. Si tratta di una cartina enorme, da reggere in due persone per poterla tenere tutta aperta. Così grande si sarebbe strappata in un secondo stando fuori poichè si sà che Copenhagen è quasi sempre ventosa. Inoltre, beffa delle beffe, si tratta di una riproduzione in 3D difficilissima da comprendere per chi non conosce neanche un punto da tenere come riferimento. La piego ben bene da farla sembrare nuova e poi la piazzo sull’espositore così come l’avevo presa pochi attimi prima. Mi rimetto a camminare e finalmente arrivo alla stazione desiderata. Lì ho il primo cazzotto in un occhio datomi dall’elevatissimo livello dei prezzi locali: un tragitto in metro costa 34 corone (circa 4,50 euro) mentre l’abbonamento giornaliero (o meglio, valido 24 ore perchè questo mezzo di trasporto circola qui anche di notte senza sosta essendo senza conducente) ne costa un’ottantina (circa 11 euro). Decido per la cosa che mi sembra più saggia prendendo il pass multiplo. Col senno di poi mi rendo conto che non sarebbe servito, però lì per lì e con le scarse informazioni in mio possesso credo di aver fatto la cosa migliore. Entro nel vagone in direzione del centro e nasce un altro problema: il mio fedele tablet non riesce in alcun modo a collegarsi ad una delle tante reti mobili disponibili. Provo sia la connessione automatica che quella manuale, ma niente. Comincio quasi a pensare che per due giorni resterò tagliato fuori dal mondo quando, per miracolo, la rete cellulare arriva addirittura a cinque tacche su cinque. Tiro anche in questo caso un sospiro di sollievo. La fermata alla quale devo scendere è “Forum”. A circa 700 metri di distanza c’è la stanza che ho prenotato molto tempo prima. Il proprietario è stato gentilissimo in fase di contatti conclusivi e mi ha permesso di effettuare il check-in dalle 10:00 anzichè attendere le 14:00 come minimo. Il mio primo vero obiettivo è quello di non dover girare con 15 kg di borsone sulle spalle, per cui accetto volentierissimo la proposta ricevuta e prendo la camera dopo aver fatto i dovuti convenevoli. Siamo entrambi responsabili amministrativi, per cui ci troviamo in sintonia. Anche quando mi dice che i suoi clienti italiani sono soliti non pagare le fatture. Gli dico che ne so qualcosa perchè il recupero crediti è parte importantissima della mia attività quotidiana e poi concludo dicendo: “menomale che il sito delle prenotazioni addebita subito la carta di credito, altrimenti col cavolo che avresti visto i miei soldi”. Scoppia una risata che mette fine alla conversazione, così ho modo di preparare tutto e di uscire. Finalmente inizia la scoperta della capitale danese! Decido di prendere di nuovo la metro e di scendere alla fermata più consona per non perdere tempo ad effettuare un primo necessario orientamento. Appena esco dal sottosuolo a “Kongens Nytorv” ho la solita visione immancabile di sempre: lavori in corso enormi deturpano l’ambiente di fronte ai miei occhi. Qui mi viene spontaneo un ragionamento: ovunque vado trovo strade, piazze, stazioni ecc completamente divelte ed operai che lavorano senza sosta. Però allo stesso tempo tutti si lamentano che non ci sono soldi. Questo non è il caso della Danimarca, ma il mio è un ragionamento generale. Se non ci sono soldi…come si pagano tutti questi lavori ovunque? Ma darsi una calmata e lasciare ogni tanto la città pulita e con tutto il suo splendore fa davvero tanto schifo? In questo caso mi rendo conto che il vecchio Teatro dell’Opera non potrò mai fotografarlo senza includere transenne, paline, gru ed altre schifezze, per cui decido di guardare il guardabile e di lasciar perdere. Cavolo sembra fatto di proposito che ovunque si va ci siano centinaia di metri quadri di monumenti oscurati dai lavori in corso. Non ho altra scelta che soprassedere, così faccio un giro su me stesso e finalmente vedo la segnaletica turistica che sognavo. Una volta a due passi dai cartelli vedo che mi trovo in piena mattinata soleggiata a duecento metri dal Nyhavn, il porto con le famosissime casette colorate da ambo i lati, così non ci penso due volte e mi incammino in quella direzione. Un minuto e sono lì: lo spettacolo è davvero bellissimo come si vede nelle foto, ma viverlo di persona è decisamente un’altra cosa. Ci sono barche già cariche di turisti pronte a salpare per il solito giro sui canali, ma rimasi tanto deluso da quello fatto ad Amsterdam che probabilmente destinerò altrove le 40 corone richieste per un’ora di navigazione (neanche tanto se paragonato ai prezzi locali). Accompagnato dal mio fedele amico di turno che non mi avrebbe mai lasciato andare per tutta la permanenza (il vento) mi godo il panorama e scatto le foto dei punti che reputo migliori. Lì si trova anche il bellissimo Charlottenborg Slot, da non mancare.

Sponda sinistra del Nyhavn

Sponda sinistra del Nyhavn

 

Vista del Nyhavn in profondità

Vista del Nyhavn in profondità

 

Sponda destrs del Nyhavn

Sponda destra del Nyhavn

Procedendo con passo lentissimo, proprio per non voler perdere nessuna delle sensazioni che questo posto mi regala, decido di seguire un certo tipo di percorso, sempre aiutato dai cartelli segnaletici quando possibile. Mantenendomi sul lungomare arrivo alla piazza dove è situato l’Amalienborg (residenza ufficiale dei reali danesi) e questo è il colpo d’occhio che ho:

Piazza dell'Amalienborg

Piazza dell’Amalienborg

Sono qui in questo preciso momento per un motivo: ogni giorno alle ore 12:00 inizia la cerimonia del cambio della guardia e non vorrei perdermela. Manca ancora qualche minuto e non vedo una folla enorme schierata per l’occasione, così decido di ottimizzare il tempo andando a visitare la superba Marmorkirken che si trova proprio lì vicino. Con il dovuto rispetto somiglia in piccolo alla Basilica di San Pietro di Roma. Entro e gli interni sono meritevoli quanto lo è l’esterno.

Marmorkirchen

Marmorkirken

 

Statua all'esterno della Marmorkirchen

Statua all’esterno della Marmorkirchen

Subito nei dintorni mi colpisce molto la Aleksander Nevskij Kirke  perchè a me piacciono molto questi edifici religiosi che “guardano ad oriente”, ma anche perchè non mi aspettavo di trovarla.

Aleksandr Nevskij Kirke

Aleksandr Nevskij Kirke

Guardo l’orologio e vedo che è quasi il momento fatidico, per cui inverto la marcia e torno verso la Piazza dell’Amalienborg. Appena giro l’angolo vedo l’orrore: una quantità indefinita di persone è già schierata. Ma dove stavano tutti quanti 10 minuti prima quando l’intera area era quasi vuota? Con passo svelto raggiungo la marmaglia e mi cerco un posticino in qualche fessura tra una persona ed un’altra. Il cambio della guardia inizia puntuale con l’arrivo dei primi militari vestiti con uniforme tipica (bella e curata) e mega cappello (assolutamente terribile).

Guardie danesi

Guardie danesi

Il tutto dura un bel po’ e diventa anche abbastanza monotono; le “vecchie” guardie da sostituire con le nuove sono tante e situate in vari punti della enorme piazza. Alla fine, come minimo una trentina di minuti dopo ma forse anche di più, chi ha finito il proprio turno va a casa e la folla pian piano si disperde. Questo momento mi è congeniale per scattare altre foto immortalando il Palazzo dell’Amalienborg e la Statua Equestre (Ritterstatuen in danese) posta esattamente al centro dell’area pedonale.

Amalienborg

Amalienborg

 

Rytterstatuen

Rytterstatuen

Qui ormai sono giunto al termine, per cui torno sui miei passi e proseguo la camminata sul lungomare. Ho il tempo di affacciarmi per vedere e fotografare la Royal Opera House che si trova esattamente sull’altra sponda rispetto alla mia posizione.

Royal Opera House

Royal Opera House

Ancora qualche passo avanti e trovo una vecchia conoscenza. Gli domando che cosa ci stesse facendo quassù, per giunta sul mare e con un vento che porta via per uno che è tutto nudo, ma non ottengo alcuna risposta.

Copia del David di Michelangelo

Copia spudorata del David di Michelangelo

Ancora avanti arrivo alla bella Fontana di Gefion; peccato che a febbraio sia ovviamente chiusa e che ne posso ammirare solo la struttura senza acqua corrente.

Fontana di Gefion vista dal basso

Fontana di Gefion vista dal basso

 

Dettaglio della Fontana di Gefion

Dettaglio della Fontana di Gefion

Nella stessa zona, altre stuatue in bronzo attraggono la mia attenzione

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Ormai sono vicino al mio principale obiettivo di questa parte del percorso. Sapevo in partenza che, come tanti (o tutti) sarei rimasto deluso una volta arrivato, ma non posso certo essere a Copenhagen e non vedere il suo simbolo, la statua della Sirenetta.

Sirenetta

Sirenetta

Ebbene si, la delusione è cocente. Si tratta di una misera statuina piazzata su uno scoglio di dubbia autenticità che ha come sfondo una terribile zona portuale/industriale. Non c’è niente di attraente se non il mito che si porta con se. Ed è proprio a questo che voglio continuare a pensare quando, arrivato nel punto di interesse più estremo, faccio dietro front. Rientrando devo però visitare moltissime altre attrazioni e la prima tra esse è la bella (stavolta davvero e con ampio merito) St. Alban’s Church. La neve ed il ghiaccio presenti danno un tocco in più a questo particolare edificio religioso.

St. Alban's Church

St. Alban’s Church

Il fossato che si trova in zona è quasi completamente gelato in superficie, ma il ghiaccio non sembra molto consistente. Pare più una patina sottile. Accanto a me è venuto a trovarmi un abitante del luogo che, a differenza mia, può camminarci tranquillamente senza spezzare quel velo.

Lui sì che cammina sulle acque...

Lui sì che cammina sulle acque…

 

Eccolo qui accanto a me a vantarsi dell'impresa appena compiuta...

Eccolo qui accanto a vantarsi dell’impresa appena compiuta…

Saluto il primo danese (anches e pennuto) che mi ha dato un po’ di confidenza e vado avanti con l’esplorazione. Il prossimo passo lo muovo sul ponte che mi conduce verso l’ingresso del Kastellet, ovvero la cittadella fortificata di Copenhagen. Gli edifici che si trovano all’interno sono tutti molto squadrati, a mò di casermoni; niente di strano poichè si tratta di una zona che ha avuto uso e valenza militare prima di diventare un motivo di visita per turisti e viaggiatori. Anche la chiesa (Kastelkirken) sembra tutto tranne una costruzione religiosa.

Kastelkirken

Kastelkirken

 

Altra costruzione all'interno del Kastellet

Altra costruzione all’interno del Kastellet

 

Una delle due porte di ingresso del Kastellet

Una delle due porte di ingresso del Kastellet

Decido poi di arrampicarmi su una salita completamente coperta di neve per andare a fotografare più da vicino un bel mulino.

Mulino

Mulino

Con la vista da posizione favorevole dell’imponente Chiesa Svedese si chiude il mio giro al Kastellet di Copenhagen.

Chiesa Svedese

Chiesa Svedese

Cambio totalmente zona e mi imbatto, sempre andando a naso data la mancanza di informazioni precise, in punti di interesse davvero degni come la Church of our saviour (davvero bella la spirale all’estremità del campanile), la Christian’s Church e la Church of Holmen

Church of our Saviour

Church of our Saviour

 

Christian's Church

Christian’s Church

 

Church of Holmen

Church of Holmen

Nella stessa zona, degni di nota ci sono anche il Borsen ed una grande statua equestre in bronzo.

Borsen

Borsen

 

Statua Equestre

Statua Equestre

Adesso è il turno di un vero e proprio “must” di questa città: sto parlando del Castello di Christianborg. Una volta varcato l’ingresso dell’immenso cortile che lo accoglie, si mostra in tutta la sua magnificenza.

Christiansborg Slot

Christiansborg Slot

Ho già visto un sacco di bellissime attrazioni, ma la mia passeggiata è ancora densa di piacevoli incontri come per esempio la Nikolaj Church, un’altra particolare chiesa dal nome sconosciuto (mi scuso ma proprio non sono stato capace di trovarlo) e la Sakramentskirken.

Nikolaj Church

Nikolaj Church

 

Chiesa dal nome sconosciuto

Chiesa dal nome sconosciuto

 

Sakramentskirken

Sakramentskirken

Proseguo ancora senza sosta e mi trovo davanti uno spettacolo inusuale. Un locale sta attraendo la clientela…facendo cantare tre persone sopra il tetto dell’ingresso. E’ come se i tre ragazzi che compongono in Italia il gruppo “Il Volo” si esibissero su un tettuccio. Non lo avevo mai visto prima…

Tre cantanti si esibiscono sul tettuccio di un locale

Tre cantanti si esibiscono sul tettuccio di un locale

Nonostante sembri passata un’eternità, il giro odierno non è finito. Mi dirigo infatti verso lo Stroget per due motivi ben precisi. Il primo è quello turistico, dato che si tratta della più lunga strada pedonale d’Europa e non la mancherei per nulla al mondo. Il secondo è prettamente pratico: è giunta la sera e fino ad ora non ho trovato uno straccio di cambiavalute. La metro l’ho pagata con la carta di credito e non ho corone danesi in tasca. Di lì a poco avrei dovuto cenare e non avrei voluto pagare 6-7 euro con moneta elettronica. E’ fuori da ogni dubbio che non avrei mai mangiato in un ristorante. Camminando ho dato un’occhiata ai prezzi dei piatti e quasi mi sono messo le mani nei capelli per lo spavento. Quindi proprio allo Stroget, con tutti quei negozi, probabilmente avrei trovato qualcosa di utile. Dopo qualche minuto finalmente vedo la scritta “CHANGE”. il tasso di cambio è pure buono, per cui non me lo faccio dire due volte. Entro e cambio 25 euro per iniziare. Il giorno dopo sarei ripartito per poi tornare eventualmente in Danimarca chissà quando. Meglio quindi cambiare poco per volta secondo le reali necessità che riportare a casa soldi che avrei riutilizzato magari tra 10 anni. Ma la fregatura è sempre in agguato e le cose si scoprono quando è troppo tardi. La “simpatica” addetta al cambio mi fa pagare l’equivalente di 7 euro come commissione per l’operazione. La cifra è fissa e serve per disincentivare le persone a cambiare quantità piccole di denaro causa la mancata convenienza. Ora, con tutta la sincerità del mondo, di paesi ne ho visto più di qualcuno fino ad ora e ovunque ci fosse una moneta diversa dall’euro o dal dollaro ci sono uffici di cambio ogni 10 metri; in più non mi era mai capitato di dover pagare una commissione. Anzi, tutti gli sportelli usati fino a quel preciso momento hanno sempre sla scritta “no commission” proprio per pubblicizzare il più possibile tale situazione. Non me lo aspettavo davvero e sono stato fregato. Non posso fare altro che ammetterlo. Per cui esco da quel negozio con l’equivalente di 18 euro in corone danesi (una miseria, visti i prezzi comuni) trascinando dietro di me una scia di imprecazioni da far rabbrividire anche un monaco tibetano muto. Continuo a passeggiare per quella bella strada che, oltre a tanti esercizi commerciali e luci in ogni dove, non offre poi molto. Alla fine guardo l’orologio e sono le 19:15. Sono fuori dalle 11:00 circa, quindi in soldoni ho camminato per oltre 8 ore quasi senza sosta. Comincio ad accusare un po’ di stanchezza e decido di cercare un posto dove comprare la cena “budget”, causa anche il vero e proprio “pizzo” che ho subito col cambio poco prima. Ci sono tanti market che hanno insegna a me familiare: li ho già visti ed utilizzati niente popo’ di meno che in Thailandia. Passando davanti ad uno di essi però avevo notato che una coca cola costava poco più di 2 euro, quindi una follia. Ad un certo punto la mia testardaggine mi premia di nuovo: noto una strana insegna gialla e vedo dei detersivi in bella vista nella vetrina; è un supermercato di quelli che sto cercando. Entro ed i prezzi li trovo comunque alti, però più abbordabili. Esempio? 6 lattine di coca cola 5 euro; in Italia le pago 3,30 euro per cui si capisce bene il furto, però meglio di 2,10 euro l’una come nella catena precedente lo è. Compro ciò che mi ispira ed esco con la busta quasi piena avendo speso poco meno di 10 euro. Vado verso la stanza e mi riprometto di uscire di nuovo dopo cena, però quando arrivo lì e mangio…mi rendo conto che l’unica cosa da fare è collegarmi con la wifi e fare una “spunta” delle attrazioni non ancora viste in città. So di aver fatto davvero tanto pur andando a naso e che, di ciò che voglio non mancare, c’è rimasto poco. Vedo quindi che una giornata piena fino alle 18:00 è troppa e che mi sarei annoiato a morte, per cui dedico altro tempo alla programmazione andando a cercare qualcosa da fare fuori Copenhagen. Le alternative sono tante, ma alla fine decido che quella migliore per stavolta è Hillerod. Sicuro della mia scelta preparo gli orari dei treni disponibili e poco dopo aver finito mi addormento come un sasso sulla comoda sedia imbottita che il mio host mi ha messo a disposizione. Mi sveglio dopo le 23:00, per cui anche se la metro viaggia tutta la notte, ogni velleità di uscire si è volatilizzata. Ripongo le mie cose in modo tale da averle pronte per partire presto ma non troppo il mattino seguente.

La sveglia suona intorno alle 8:15; con le cose già nel borsone mi prendo giusto il tempo per la toilette e poi esco lasciando la chiave sul tavolo come mi aveva detto il padrone di casa il giorno prima. Oggi sono meno sprovveduto e finalmente so dove andare. Inizio da ciò che ho li vicino, cioè la Sankt Markus Kirke. Proseguo poi con la suggestiva Rundetaarn per poi arrivare ad uno dei top della città.

Sankt Markus Kirke

Sankt Markus Kirke

 

Rundetaarn

Rundetaarn

Entro in quello che in primavera è sicuramente un bellissimo parco pieno di verde e di fiori a perdita d’occhio, mentre ora è un semplice tappeto candido di neve e ghiaccio. Già dal cancello si vede lì imponente il Rosenborg Slot; in quella giornata in cui il sole invernale non ha nuvole che lo frenano appare come una fantastica strofa nel contesto di una poesia da sogno. Le foto come sempre rendono meno della realtà, ma guardandole si capisce del perchè resto qualche minuto a fissare il castello.

Rosemborg Slot

Rosenborg Slot

Cosa dire davanti a questa favola ? Assolutamente nulla. Si può solo contemplare in silenzio. Il suono di un messaggio whatsapp arrivato sul tablet mi separa da lì; il tempo passa ed ho un bel percorso da compiere. Il prossimo obiettivo lo incontro quasi per caso, uscendo dal parco in cui mi trovo. Noto una struttura enorme con dei cartelli dappertutto, così mi incuriosisco e scopro che si tratta del Museo Nazionale dell’Arte. Non molto lontano c’è il museo della geologia e finalmente il nuovo obiettivo prefissato della giornata: il Giardino Botanico. Il discorso di prima è ancora valido: in primavera sarebbe stato un trionfo di colori e fragranze, mentre ora in inverno è dominato dal bianco ovunque. E’ bellissimo lo stesso; a me certi particolari non importano. Faccio il giro di tutto il perimetro e mi godo anche e soprattutto il silenzio e la pace che vi trovo. La città è lì, poco oltre il cancello di ingresso, ma sembra di essere in un altro luogo. Sono quasi solo (saremo 5 persone in tutto in quel momento), così mi distraggo troppo e non mi accorgo di una lastra di ghiaccio proprio davanti a me. Ci metto un piede ed in un nanosecondo vado giù, lungo e disteso. Legnata di schiena enorme, borsone per terra ma reflex saldamente in mano: lei non ha sentito nulla di nulla. Quando si dice che gli umani sanno essere molto protettivi…forse significa questo 🙂 . Mi vergogno della cavolata appena scritta (cancellate la memoria appena fatto, grazie). Controllo di non essermi sporcato gli abiti perchè mi avrebbero dovuto riportare in Italia. Fortunatamente sono caduto sul bianco e non sul marrone, per cui basta una sgrullata energica e tutto torna come nuovo, me compreso. A parte gli scherzi sarebbe potuta andare davvero molto male anche perchè viaggiare in solitaria non ti dà modo di avere aiuti sicuri, se non dai passanti e lì (stavolta per fortuna) non ce n’è neanche l’ombra. Dopo aver lasciato la mia impronta sul ghiaccio, per il Giardino Botanico è davvero tutto e mi dirigo verso l’uscita.

Museo Nazionale dell'Arte

Museo Nazionale dell’Arte

 

Museo della Geologia

Museo della Geologia

 

Giardino Botanico - 1

Giardino Botanico – 1

 

Giardino Botanico - 2

Giardino Botanico – 2

 

Giardino Botanico - 3

Giardino Botanico – 3

Qui ci tengo a far capire una cosa a chi legge: ormai chi segue il blog sa della mia naturale avversione per i musei. Li trovo noiosi, molto monotoni, insulsi e degni di scarso interesse. Insomma…un disastro. Stavolta però ho studiato a tavolino una soluzione per riprovare andandone a vedere uno che da ciò che ho letto mi entusiasma ed anche parecchio. Per di più scopro che l’ingresso è gratuito, per cui faccio bingo e raggiungo la struttura. Si tratta del museo dell’Islam che occupa due piani di un palazzo che ne ha quattro in totale dedicati all’esposizione. Gli altri due sono utilizzati come mostra di mobili antichi danesi. La visita inizia dal quarto piano e prosegue a scendere. Inizio stupefatto dalla vastità di reperti autentici che ho davanti, mi metto pure a leggere le spiegazioni in inglese…insomma ce la metto tutta. Ma dopo la seconda teca, purtroppo, devo capitolare. Queste cose, seppur belle ed interessanti, non fanno per me. Ci ho messo dieci minuti a vedere quel primo misero tratto ed altri venti-venticinque al massimo per vedere il resto dei due piani dedicati all’Islam. Non vi dico neanche la rapidità con la quale guardo i mobili danesi…a confronto “flash” sembra una lumaca. Esco, probabilmente con lo stupore delle due ragazze alla reception per la rapidità, ma scopro ancora una volta che questo genere di cose le devo evitare. Coloro che sono pro-musei mi stanno odiando e dando anche del martufo, ma sono del parere che ognuno è fatto a modo proprio e basta. Di nuovo all’aria aperta vedo che manca ancora una ventina di minuti alle 12:00, ora del treno che devo prendere per lasciare momentaneamente la capitale danese, così cammino ancora un po’ e mi imbatto nella Sankt Andreas Kirke, ultima attrazione prima di recarmi nella stazione sotterranea di Norreport.

Sankt Andreas Kirke

Sankt Andreas Kirke

Ovviamente il convoglio passa puntualissimo. Sono io a non essere proprio lineare perchè scendo l’ultimo scalino alle 11:59 ed il treno è già lì. Aumento il passo per poi fare un salto vero e proprio al fine di entrare: le porte si stavano chiudendo ed ho rischiato di lasciare al di fuori un pezzo di me, ma anche stavolta ho avuto la meglio. Mi siedo in uno dei tanti posti liberi e mi godo ciò che il finestrino mi offre durante i 40 minuti del tragitto. Fortuntamente le stazioni sono ben indicate sia con cartelli che con una voce elettronica che irradia dagli altoparlanti. Hillerod è comunque il capolinea e non posso sbagliare. Arrivo ed esco dalla piccolissima stazione che comunque vedo stracolma di binari ed ottimamente organizzata. Seguo le indicazioni per quella che è l’unica attrazione del posto, ma da sola vale tantissimo. Me ne accorgo sin da lontano: l’estensione del Castello di Hillerod non ha paragoni. Il Rosenborg Slot ammirato poche ore prima diventa niente a confronto con tanta maestosità. Scatto decine di foto per paura di non immortalarlo bene e, cosa davvero inusuale per me, uso anche il tablet per mandare quell’immagine incredibile ad amici e colleghi. E’ fantastica anche la fontana al centro del piazzale che vi mostro sia per intero che in dettaglio.

Castello di Hillerod

Castello di Hillerod

 

Panoramica della Fontana

Panoramica della Fontana

 

Dettaglio della Fontana

Dettaglio della Fontana

Decido di proseguire oltre, anche se a malincuore. Ma comesi dice, Thew show must go on.  Così giro intorno al castello e mi trovo davanti un immenso parco e godo letteralmente nel percoorrerlo tutto ammirando le composizioni, le strutture, le statue ed i corsi d’acqua gelati presenti. Oltre ovviamente all’enorme distesa di neve e ghiaccio senza soluzione di continuità.

Edificio all'interno del Parco

Edificio all’interno del Parco

 

Una parte degli immensi giardini del Parco

Una parte degli immensi giardini del Parco

 

Beh si...direi che il laghetto è ghiacciato, vero legnetto ?

Beh si…direi che il lago è ghiacciato, vero rametto ? Non risponde…forse è ibernato…

 

Retro del Castello di Hillerod visto dal suo Parco

Retro del Castello di Hillerod visto dal suo Parco

Ho pubblicato queste foto, ma la verità è che sono rimasto nel Parco almeno un’ora prima di andare via per visitare la cittadina che ospita il Castello prima di tornare in stazione e riabbracciare Copenhagen. La passeggiata è abbastanza breve perchè, a parte negozietti carini ma chiusi (è domenica…e non siamo in Italia in cui i lavoratori vengono sfruttati perchè vale la regola da terzo mondo arretrato in cui “più sto aperto e più vendo”…decisamente ridicola e patetica) c’è solo il Municipio degno di una istantanea, oltre al solito castello ripreso stavolta da lontano.

Municipio di Hillerod

Municipio di Hillerod

 

Castello di Hillerod visto dalla Piazza del Municipio

Castello di Hillerod visto dalla Piazza del Municipio

Prima di ripartire sento lo stomaco che parla aramaico e capisco che ha fame. Sarebbe anche ora ed ha ragione piena. Non ho molti soldi causa la commissione da strozzini subita la sera prima e perchè non ho alcuna intenzione di dare a questa gente un centesimo di più. Quando è troppo è troppo. Così cerco e trovo un kebabbaro dove entro, mi scaldo ed acquisto una piadina con pollo che mangio ovviamente in loco. Dopo averla gustata a dovere esco in direzione della stazione. Stavolta non sono fortunato perchè vedo il treno che mi parte in faccia e mi tocca attendere il prossimo che sarà lì non più tardi di dieci minuti. Non può andare sempre bene. Comunque attendo, salgo e riparto per finire il giro a Copenhagen. Sembra impossibile ma manca ancora qualcosa. Altri quaranta minuti ed esco dalla stazione centrale della capitale. Noto subito una marea di biciclette parcheggiate addirittura su due piani. Ce ne sono migliaia, tanto che sembrano un’unica accozzaglia di ferro e gomma. Mai viste così tante insieme prima d’ora. Arrivo così a vedere il bel Municipio, uno degli ingressi del parco giochi “Tivoli Garden” (avrei voluto visitarlo ma 12 euro per il solo ingresso senza giochi e addirittura 60 euro per avere il pass totale se li sognano dal buco della serratura), il “Ny Carlsberg Glyptotek”, la strana cattedrale e la Sankt Petri Kirke.

Municipio di Copenhagen

Municipio di Copenhagen

 

"Tivoli Garden"

“Tivoli Garden”

 

NY Carlsberg Glyptotek

NY Carlsberg Glyptotek

 

Cattedrale di Copenhagen

Cattedrale di Copenhagen

 

Sankt Petri Kirke

Sankt Petri Kirke

Come si vede dall’ultima foto, sta calando il sole anche oggi. Ho deciso che avrei preso la metro alle 18:00 per il volo delle 20:00. Manca ancora qualche minuto, così torno a Nyhavn per l’ultimo giro sul porto. Li trovo le ultime due immagini: il Royal Opera House al tramonto semi-illuminato ed un gioco di triangoli, luci e suoni davvero particolare. Di questo ho anche un video che mi farà ricordare per sempre e meglio di che si tratta.

Royal Opera House al tramonto

Royal Opera House al tramonto

 

Intrigante gioco di luci e colori sul mare di Copenhagen

Intrigante gioco di luci e colori sul mare di Copenhagen

E’ davvero tutto. Torno indietro ed entro nel sottosuolo dalla stessa fermata dalla quale ero uscito il giorno prima. In venti minuti sono in aeroporto e seguo la trafila per imbarcarmi. Torno a casa con estrema puntualità e finisco questa avventura ricordando come per me sia fantastico partire da Ciampino. Come Fantozzi che prendeva l’autobus al volo, posso dire che dal secondo scalo romano io…prendo l’aereo al volo.

Conclusione: questa prima volta in Danimarca si rivela un chiaro-scuro. Da una parte c’è l’incredibile bellezza dei monumenti e di tutti i punti di interesse incontrati lungo il percorso. Mi sono davvero emozionato tantissimo nel vedere determinate attrazioni. Dall’altra parte il costo della vita e di ogni cosa spinto all’eccesso è un freno non da poco. Riesce a rovinare un week-end interno se non preso nel migliore dei modi e mixato a dovere. Per esempio, ho davvero rischiato di non vedere il Castello di Hillerod perchè per poterci arrivare ho dovuto pagare una discreta cifra per il biglietto del treno se rapportata ad una tratta tanto piccola. Io sto sempre attento a ciò che spendo perchè se risparmio qualcosa posso acquistare altri voli, prenotare altri alberghi e pagare altri mezzi pubblici. Non mi piace sperpeare le risorse che guadagno con tanta fatica, ma in un posto come questo tocca assolutamente mettersi l’animo in pace. L’unica alternativa è non venirci neanche perchè arrivarci e poi non fare nulla è un altro spreco assurdo, questa volta di tempo. Come qualcuno avrà notato, nel mio giro abbastanza completo non si parla del quartiere di Christiana. L’ho omesso per scelta perchè sono contrario alle semplici sigarette, figuriamoci alle sostanze che coloro che ci vivono e che ci bazzicano si pippano. Poi il non poter fare foto la dice lunga. Io che provo a fotografare qualsiasi cosa, se mi va…non sto certamente alle regole di certa gente inventate di sana pianta solo per nascondere qualcosa di poco corretto. Fotografo e basta; quindi non ho voluto proprio evitare discussioni pesanti. Per chi avesse dubbi se andare o meno in Danimarca dico di acquistare un biglietto aereo ad occhi chiusi. E dico anche di non fermarsi alla sola capitale. Ovviamente è la città più importante e più interessante, ma girare anche posti meno famosi, battuti e conosciuti può dare graditissime sorprese.

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