Siena: il medioevo nel ventunesimo secolo

di admin
Duomo di Siena

Vuoi vedere il video realizzato con le più belle foto di Siena ? Clicca Qui !

Questo racconto rappresenta la seconda parte del mio ultimo sabato di giugno 2020 che, in fase di programmazione, ho diviso in due tronconi: al mattino ho visitato Arezzo con successo (vedi post dedicato) mentre il pomeriggio lo trascorro a Siena cercando di non mancare nulla di ciò che ho segnato sulla mappa. Il periodo è ancora disgraziato, per cui chi non vuole marcire dentro casa come me deve fare di necessità virtù. Attenzione: con questo non sto dicendo che le due località toscane appena citate siano mete di secondo livello, ma la verità è che nel caso specifico avrei potuto prenotare qualcosa di più impegnativo utilizzando ben tre giorni a disposizione, ovvero il week-end classico più il santo patrono cadente di lunedi per me che lavoro a Roma. Ma più che ringraziare il Covid-19 e coloro che continuano a schiavizzarci tutti da quattro mesi in nome della paura non posso fare. Anzi, a dire il vero una cosa ci sarebbe ed è uscire il più possibile alla faccia loro; tirando due somme mi pare proprio che dal 18 maggio (giorno della liberazione dalle autocertificazioni) non sto dormendo affatto. L’anno da dimenticare porta lo stesso qualcosa di buono, e già so che gli amici senesi mi odieranno a morte: il famoso “Palio” non si terrà nè il 2 luglio e nè il 16 agosto. Nel mio spazio non regnano nè le bugie per convenienza nè l’ipocrisia; sono abituato a dire le cose che penso ed a schierarmi dalla parte che reputo corretta: per me rischiare di spezzare le zampe di uno o più cavalli (con successiva uccisione) solo per la sadica e barbara gioia degli esseri umani è un reato che andrebbe punito penalmente. Mi piacerebbe vedere un giorno un pubblico di cavalli che nitrisce a squarciagola mentre degli uomini corrono sotto i colpi delle fruste e, dopo essersi rotti una gamba nella famosa curva, vengano eliminati senza pietà anche se nel caso in questione il danno sarebbe guaribile con un buon gesso ed un doveroso riposo. Ma per fortuna la città che sto per visitare ha tante bellezze da raccontare oltre questa atrocità, per cui direi che è il momento di andare a scoprirle…

Mi trovo ad Arezzo e sono le 13:40 quando il pullman della compagnia Tiemme parte alla volta di Siena; la situazione è surreale perchè all’interno del mezzo pubblico siamo solo io e l’autista, una donna-ghiacciolo che ha impostato l’aria condizionata ad una temperatura talmente bassa da far invidia al Polo Nord. Io vengo dai trentacinque gradi di temperatura esterna con addosso pantaloni ed una camicia estiva a maniche corte che, tra le altre cose, è anche leggermente sudata…per cui non sto a raccontare l’impatto con quella pseudo-tempesta di neve. Dato che questo trasferimento è per me di vitale importanza (se avessi perduto questo bus avrei mandato a monte tutto il programma del pomeriggio) ho scritto preventivamente una e-mail alla compagnia di trasporto per sapere se ci fossero problemi di capienza che avrebbero potuto lasciarmi a piedi causa eccessiva richiesta; adesso capisco perchè da loro non ho ricevuto nessuna risposta. Il tragitto dura circa ottanta minuti interamente trascorsi attraversando la campagna toscana, una delle più belle del mondo. In questo lasso di tempo salgono e scendono solo tre persone nelle fermate intermedie, mentre io resto l’unico a bordo da capolinea a capolinea. Scendo alle 15:00 e mi ributto nella calura estiva; per par condicio, anche per Siena ho lo stesso tempo a disposizione dedicato ad Arezzo in mattinata, ovvero cinque ore. Inizio il mio giro dando giusto un’occhiata all’imponente “Fortezza Medicea” (o Forte di Santa Barbara), una struttura che definirei controcorrente perchè non fu eretta per scopi difensivi, bensì per favorire il controllo della città da parte dei potenti dell’epoca. Vicino a dove mi trovo si apre un giardino pubblico che ha al suo interno una fontana semplice ma allo stesso tempo scenica che non mi lascio sfuggire. Più avanti passo ad osservare il “Monumento ai senesi caduti nelle guerre per l’indipendenza italiana” per poi fermarmi ad ammirare una panoramica niente male sulla città che sto per setacciare.

Fortezza Medicea - dettaglio

Fortezza Medicea – dettaglio

Fontana nei Giardini Pubblici

Fontana nei Giardini Pubblici

Monumento ai senesi caduti nelle guerre per l'indipendenza italiana

Monumento ai senesi caduti nelle guerre per l’indipendenza italiana

Panorama di Siena da Viale XXV aprile - 1

Panorama di Siena da Viale XXV aprile – 1

Panorama di Siena da Viale XXV aprile - 2

Panorama di Siena da Viale XXV aprile – 2

Pochi passi mi separano dal “Monumento per Santa Caterina Benincasa” (detta anche Caterina da Siena), patrona d’Italia e compatrona d’Europa che mi fa un piccolo miracolo dandomi la possibilità di vedere lo “Stadio Artemio Franchi” che pare costruito in una fossa rispetto al piano stradale. Fino a pochi anni fa qui giocava la Serie A, ma la favola è durata poco ed oggi non esiste quasi più: la squadra locale calca i campi della terza divisione nazionale e, al momento in cui scrivo questo testo, è già stata eliminata da tempo dai play-off per la promozione in cadetteria.

Monumento per Santa Caterina Benincasa

Monumento per Santa Caterina Benincasa

Stadio Artemio Franchi - 1

Stadio Artemio Franchi – 1

Stadio Artemio Franchi - 2

Stadio Artemio Franchi – 2

Stadio Artemio Franchi - 3

Stadio Artemio Franchi – 3

Risalgo le scale scese poco prima e mi ritrovo davanti la grande “Basilica Cateriniana San Domenico”, poi faccio una deviazione verso destra e raggiungo prima il Santuario-Casa di Santa Caterina e poi la “Fontebranda”, ovvero una fontana medievale.

Basilica Cateriniana San Domenico

Basilica Cateriniana San Domenico

Fontebranda

Fontebranda

Da qui in poi faccio il mio ingresso, come recita il titolo del post, nel medioevo del ventunesimo secolo: con un po’ di immaginazione sembra davvero di tornare indietro di secoli; strade ed edifici trasudano la storia anche se sono ben conservati. Ogni centimetro su cui si posano i miei occhi ha senza ombra di dubbio qualche segreto che conserva gelosamente e la prima cosa che mi viene in mente è il modo di dire che recita “se queste mura potessero parlare…Dio solo sa quante cose avrebbero da raccontare”. Con questo spirito inizio la salita verso il centro e comincio subito col botto: dopo aver osservato il “Teatro dei Rozzi” e la “Loggia della Mercanzia” faccio il mio ingresso nel cuore della città, vale a dire “Piazza del Campo”. In questo luogo passerò più volte nel corso del pomeriggio perchè l’intero agglomerato urbano si sviluppa intorno ad esso. Il colpo d’occhio iniziale è semplicemente impressionante: uno spazio vagamente a forma di conchiglia e leggermente in pendenza circondato da bellissimi edifici storici dove il “Palazzo Pubblico” e la sua Torre del Mangia la fanno da padroni incontrastati; lo stesso complesso è anche sede del Museo Civico. Spicca anche una fontana artistica che prende il nome di “Fonte Gaia” e concludono l’opera i soliti immancabili bar/ristoranti che immagino abbiano prezzi esorbitanti solo per il fatto di trovarsi qui. Il mio consiglio è quello di mettersi al centro della piazza e girare lentamente su se stessi per ammirare l’insieme.

Teatro dei Rozzi

Teatro dei Rozzi

Loggia della Mercanzia

Loggia della Mercanzia

Palazzo Pubblico e Torre del Mangia

Palazzo Pubblico e Torre del Mangia

Fonte Gaia

Fonte Gaia

Ho solo l’imbarazzo della scelta perchè ho punti di interesse da scovare in ogni direzione e prima o poi dovrò vederli tutti; opto per la seconda zona più conosciuta e turistica della città che si apre mostrandomi il “Battistero di San Giovanni Battista”; salgo le scale qui presenti ed eccomi in Piazza del Duomo, altra area nobile di Siena. Alla mia destra ci sono “l’Opera della Metropolitana” (in parole povere è un museo religioso) ed il cosiddetto “Facciatone”. Verso la metà del XIV° secolo fu deciso l’ampliamento del Duomo che sarebbe dovuto diventare mastodontico; purtroppo una serie di spiacevoli situazioni, tra le quali la peste che decimò la popolazione generando una grave recessione, costrinsero ad interrompere i lavori lasciando in piedi poche cose di quelle previste, tra cui la facciata che oggi viene indicata con quel nome popolare. Una parte del perimetro della piazza è composta dal “Complesso Museale di Santa Maria della Scala”, mentre il protagonista assoluto non può che essere il “Duomo” che mi appare ancora più bello di quello che è perchè illuminato dal sole come meglio non si potrebbe. Poche decine di metri (serve anche scendere delle scale per arrivarci) mi mostrano la vicina “Chiesa di San Sebastiano in Valle Piatta”.

Battistero di San Giovanni Battista

Battistero di San Giovanni Battista

Opera della Metropolitana

Opera della Metropolitana

Facciatone

Facciatone

Complesso Museale di Santa Maria della Scala

Complesso Museale di Santa Maria della Scala

Duomo di Siena

Duomo di Siena

Chiesa di San Sebastiano in Valle Piatta

Chiesa di San Sebastiano in Valle Piatta

Una passeggiata un po’ più lunga mi permette di osservare la “Chiesa di San Niccolò al Carmine”, semplice ma di grandi dimensioni. Proseguendo nella medesima direzione trovo prima la “Cappella della Madonna del Rosario” e poi “Porta San Marco”.

Chiesa di San Niccolò al Carmine

Chiesa di San Niccolò al Carmine

Cappella della Madonna del Rosario

Cappella della Madonna del Rosario

Porta San Marco

Porta San Marco

Torno indietro per un tratto, per poi deviare a destra in Pian dei Mantellini dove è ubicata la “Chiesa di San Niccolò e Santa Lucia”. Il prossimo obiettivo è la “Chiesa di Sant’Agostino”, anch’essa ben piazzata ma coperta quasi completamente dagli alberi. Poco dopo ecco “l’Orto dei Tolomei”: è un’area verde usata dai locali per prendere un po’ di fresco nelle giornate afose e per fare dei pic-nic, ma a parte una strana opera non c’è niente che valga la pena vedere. Ciò che aumenta l’importanza di questo luogo è il panorama che offre su gran parte della città. Quando reputo di aver terminato rimetto piede in strada ed arrivo fino a “Porta Tufi”.

Chiesa di San Niccolò e Santa Lucia

Chiesa di San Niccolò e Santa Lucia

Chiesa di Sant'Agostino

Chiesa di Sant’Agostino

Orto dei Tolomei - strana opera

Orto dei Tolomei – strana opera

Panorama dall' Orto dei Tolomei - 1

Panorama dall’ Orto dei Tolomei – 1

Panorama dall' Orto dei Tolomei - 2

Panorama dall’ Orto dei Tolomei – 2

Panorama dall' Orto dei Tolomei - 3

Panorama dall’ Orto dei Tolomei – 3

Porta Tufi

Porta Tufi

Faccio marcia indietro e imbocco via della fontanella che, alla sua naturale fine, mi porta di fronte alla “Chiesa di San Giuseppe” con accanto la graziosa “Fontanina della Contrada Capitana dell’Onda”. Poco più tardi questo quadrante viene chiuso dalla “Chiesa San Pietro alle Scale” e dal palazzo che ospita la Pinacoteca Nazionale, purtroppo non fotografabile con sufficiente qualità a causa della posizione poco consona.

Chiesa di San Giuseppe

Chiesa di San Giuseppe

Fontanina della Contrada Capitana dell'Onda

Fontanina della Contrada Capitana dell’Onda

Chiesa San Pietro alle Scale

Chiesa San Pietro alle Scale

Un’altra camminata mi fa tornare in Piazza del Campo da dove prendo una nuova direttrice da seguire deviando a destra subito dopo il Palazzo Pubblico; qui trovo a pochissima distanza l’una dall’altra la “Chiesa di San Martino” e le “Logge del Papa”. Proseguendo su via Pantaneto ecco la “Chiesa di San Giorgio”. Di nuovo a destra ho una serie di fermate, ovvero la “Chiesa Parrocchiale di Santo Spirito”, la “Chiesa di San Gaetano di Thiene”, la “Fonte dei Pispini” ed infine “Porta Pispini”.

Chiesa di San Martino

Chiesa di San Martino

Logge del Papa

Logge del Papa

Chiesa di San Giorgio

Chiesa di San Giorgio

Chiesa Parrocchiale di Santo Spirito

Chiesa Parrocchiale di Santo Spirito

Chiesa di San Gaetano da Thiene

Chiesa di San Gaetano da Thiene

Fonte dei Pispini

Fonte dei Pispini

Porta Pispini

Porta Pispini

Un nuovo dietro-front mi aspetta, poi una deviazione mi manda verso la “Chiesa di San Raimondo al Refugio” che è ben incassata tra gli edifici vicini. Faccio tutta una tirata fino a “Porta Romana”, poi inverto la marcia per vedere il resto cominciando con la piccola “Chiesa di San Leonardo”, proseguendo con la bella “San Clemente in Santa Maria dei Servi” e finendo l’area con la “Chiesa e Convento di San Girolamo”.

Chiesa di San Raimondo al Refugio

Chiesa di San Raimondo al Refugio

Porta Romana

Porta Romana

Chiesa di San Leonardo

Chiesa di San Leonardo

San Clemente in Santa Maria dei Servi

San Clemente in Santa Maria dei Servi

Chiesa e Convento di San Girolamo

Chiesa e Convento di San Girolamo

Per la terza volta rientro in Piazza del Campo e stavolta rifaccio un giro a 360 gradi su me stesso perchè si tratta dell’ultima apparizione qui; esco e seguo Via dei Banchi di sopra fino a Piazza Tolomei: nonostante le sue dimensioni siano ridotte ospita sia l’omonimo Palazzo che la “Chiesa di San Cristoforo” tagliata letteralmente a metà tra luce ed ombra come dimostra l’immagine seguente. Rimango piacevolmente impressionato dal prossimo punto di interesse che è la “Chiesa di Santa Maria in Provenzano”. La mie gambe iniziano ad essere abbastanza stanche, ma come me sono determinate a concludere il giro e per questo non si spaventano al prossimo spostamento che prevede, alla fine, l’osservazione della “Basilica di San Francesco” e del “Museo Diocesiano ed Oratorio di San Bernardino”. Quello che vedo è davvero da applausi.

Chiesa di San Cristoforo

Chiesa di San Cristoforo

Chiesa di Santa Maria in Provenzano

Chiesa di Santa Maria in Provenzano

Basilica di San Francesco

Basilica di San Francesco

Museo Diocesano ed Oratorio di San Bernardino

Museo Diocesano ed Oratorio di San Bernardino

Avanti senza sosta in questa lunga giornata toscana: è la volta della “Chiesa di San Donato” che affaccia su una piazzetta colma di macchine parcheggiate. Imbocco poi via Vallerozzi verso la periferia ed ho una sensazione di amore ed odio per questa strada: adesso va tutto a meraviglia perchè sto per affrontare una discreta discesa, ma già immagino la fatica per risalire che proverò tra non molto. Cerco di non pensarci e procedo raggiungendo prima la “Chiesa di San Rocco” e poi la “Fonte Nuova d’Ovile” che si diverte a nascondersi ben bene. Quando arrivo in fondo ho una sorpresa poco gradita: lavori in corso a “Porta Ovile”; scatto la foto come posso comprendendo transenne e schifezze varie ed inizio il viaggio a ritroso che si dimostra abbastanza tosto.

Chiesa di San Donato

Chiesa di San Donato

Chiesa di San Rocco

Chiesa di San Rocco

Fonte Nuova d'Ovile

Fonte Nuova d’Ovile

Porta Ovile

Porta Ovile

Una volta in cima (e con un discreto fiatone a quest’ora del tardo pomeriggio) faccio una capatina in Piazza Salimbeni dove osservo l’omonimo Palazzo che ha davanti la “Statua di Sallustio Bandini” (religioso, politico ed economista), poi mi dirigo verso la “Chiesa di Sant’Andrea” che non mi lascio sfuggire. I vicini Giardini La Lizza ospitano il “Monumento Equestre a Giuseppe Garibaldi” che fotografo prima di dedicare la stessa sorte “all’Auditorium Santo Stefano alla Lizza”.

Statua di Sallustio Bandini in Piazza Salimbeni

Statua di Sallustio Bandini in Piazza Salimbeni

Chiesa di Sant'Andrea

Chiesa di Sant’Andrea

Monumento Equestre a Giuseppe Garibaldi

Monumento Equestre a Giuseppe Garibaldi

Auditorium Santo Stefano della Lizza

Auditorium Santo Stefano della Lizza

Ormai è chiaro ed assodato dai tantissimi esempi pubblicati che la luce non vuole saperne di darmi una mano, ma non posso farci molto e devo solo accettare la situazione. Altra passeggiata in arrivo e nuovo edificio religioso previsto dalla mappa: la “Chiesa di Santa Maria in Portico a Fontegiusta” è troppo attaccata ai palazzi vicini, così l’immagine che segue è il meglio che si possa fare. La successiva “Chiesa di San Pietro alla Magione” è l’ultima del centro storico prima della mia uscita tramite “Porta Camollia”.

Chiesa di Santa Maria in Portico a Fontegiusta

Chiesa di Santa Maria in Portico a Fontegiusta

Chiesa di San Pietro alla Magione

Chiesa di San Pietro alla Magione

Porta Camollia

Porta Camollia

Guardo l’orologio ed ho ancora circa trenta minuti a disposizione, giusto il tempo che mi occorre per terminare al 100% ciò che ho segnato sulla mappa preparata da casa. Per poterci riuscire mancano due obiettivi: il primo è la “Chiesa Parrocchiale di Santa Petronilla”, mentre il secondo è una vera e propria stranezza conosciuta come il “Palazzo dei Diavoli”. Il primo blocco fu costruito nel XIV° secolo, poi venne ampliato in maniera irregolare e contorta. Fu residenza di due importanti famiglie (i Turchi ed i Buonsignori). Deve il suo nome alle voci che narrano di riti satanici, orge e sacrifici in onore del maligno che vi si svolgevano all’interno. C’è poi un’altra versione che lega questo particolare edificio alla vittoria senese contro l’esercito di Papa Clemente VII° e dei fiorentini che, seppur numericamente molto superiori, se la dettero a gambe levate per la paura di potenze soprannaturali; va tutto bene…ma cosa c’entra il palazzo con tutto ciò? Per me vale la prima ipotesi che, anche se a malincuore perchè non è un bello spot per la razza umana, è quella sicuramente più plausibile.

Chiesa Parrocchiale di Santa Petronilla

Chiesa Parrocchiale di Santa Petronilla

Palazzo dei Diavoli

Palazzo dei Diavoli

Contento come una pasqua posso dire di aver finito e di aver rispettato tutti i miei piani. Non mi resta altro da fare che tornare a casa. Ho un programma per il mio personale sollazzo studiato a tavolino e non vedo l’ora di metterlo in pratica; peccato però che, in questi casi, qualcuno mi tira sempre qualche bello scherzetto. Prendo il sistema di scale mobili che mi conduce all’interno di un centro commerciale dove ho modo di comprare qualcosa da bere e da mangiare per placare la sete e la fame accumulati nelle ultime ore, poi con un’anticipo di una decina di minuti mi presento al binario indicato dal tabellone luminoso. Devo prendere due treni: uno alle 20:35 che avrà Chiusi-Chianciano come capolinea e l’altro alle 22:59 che mi porterà a Roma Termini. Tra i due convogli ho un’ora ed un quarto di attesa nella località di Chiusi; per tale motivo in fase di preparazione dell’itinerario ho cercato e trovato in loco una pizzeria raggiungibile in cinque minuti a piedi dove, pre-ordinando la cena tramite App, avrei potuto prendere il tutto con la formula dell’asporto da mangiare seduto su una panchina al fresco della sera. Il primo treno porta qualche minuto di ritardo, ma non fa niente; salgo e mi siedo in un posto vuoto tra i tanti disponibili. Tiro fuori il tablet, apro l’applicazione della pizzeria, scelgo la pizza ed un attimo prima di cliccare sul tasto “ordina” sale il capotreno: dice a tutti i passeggeri che c’è un guasto e che probabilmente la corsa non verrà effettuata. Mi si gela il sangue nelle vene perchè in tal caso avrei dovuto trovare (e pagare…) un alloggio di fortuna qui a Siena ripartendo domattina. Passano alcuni minuti e lo stesso capotreno ci informa che in fretta e furia si sta preparando un altro convoglio che partirà dal binario numero uno (adesso ci troviamo al numero tre). Da una parte mi sento rinfrancato perchè dovrei farcela a prendere tutte le coincidenze previste, ma è ovvio che il ritardo di trentacinque minuti sulla tabella di marcia manda completamente a puttane la mia idea della cena sotto le stelle. L’idea di prendere un pacchetto di caramelle la market non è stata poi così malvagia…anche perchè è il mio unico pasto per stasera. Alla fine la tratta scorre tranquilla ed alle 00:50 scendo al binario 1-est della stazione Termini. Sono stanco morto ed ho tanta voglia di andare a casa…luogo che posso raggiungere solo grazie ad altri ventidue minuti di metropolitana ed ulteriori cinque con la macchina dopo averla raggiunta la parcheggio. Ah…una cosa mi sto dimenticando: Trenitalia, ma vaffanculo!!!

In conclusione e col senno di poi confermo che a Siena il tempo si è davvero fermato; l’unica cosa che spezza questa convinzione è il passare delle automobili anche in strade nelle quale sarebbe meglio che non ci fossero, ma pensando ai residenti capisco che la mia pretesa non sia attuabile. Già gli ho distrutto il Palio…se poi gli faccio togliere anche la circolazione delle macchine mi vengono a fare la pelle ed hanno pure ragione. E’ una città che non è possibile lasciare nel dimenticatoio ed almeno una volta va vista per quanto è particolare. Località antiche ce ne sono molte in Italia e nel mondo, ma poche sanno dare certe sensazioni. Forse uno dei pochissimi aspetti positivi di questa pandemia è la possibilità (magari un tantino troppo obbligata…) di godere di posti vicini che difficilmente sarebbero finiti all’interno di un itinerario. Per chi non lo avesse ancora fatto dico senza paura di visitare Siena perchè non ve ne pentirete.

You may also like

Scrivi un commento